Peppino Impastato: ucciso dalla mafia, vivo per sempre nei nostri cuori

Quarant'anni fa l'omicidio. Fu il boss Tano Badalamenti e i suoi picciotti a chiudergli la bocca con una carica di tritolo. Ma la lezione civile di quel ribelle comunista non scolora. E resiste

I funerali di Peppino Impastato

I funerali di Peppino Impastato

globalist 7 maggio 2018

di Dan. Am.


 


Quarant'anni sono passati. Era il 9 maggio del 1978, lo stesso giorno in cui le Brigate Rosse facevano ritrovare a Roma il corpo di Aldo Moro, quando Peppino Impastato fu ucciso a Cinisi (Palermo) dalla mafia. Uccisero quel ragazzo giovane, sfrontato e coraggioso, militante dell'estrema sinistra con una carica di tritolo posizionata sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani. Una vera e propria bomba piazzarono per chiudergli la bocca e per accreditare l'idea di un terrorista dilaniato mentre cercava di compiere un attentato. A Peppino Impastato sono state dedicate canzoni e un film bellissimo, I Cento Passi di Marco Tullio Giordana. Questa era la distanza tra la casa del giovane comunista siciliano e quella del boss Gaetano Badalamenti, che Peppino irrideva e attaccava dai microfoni di Radio Aut. "Don Tano" come lo chiamavano i picciotti di mafia, nell'inchiesta del giudice Rocco Chinnici fu indicato come il mandante dell’omicidio, insieme con il suo braccio destro Vito Palazzolo. Il 5 marzo 2001 la corte d’assise di Palermo li condannò all’ergastolo. Entrambi sono morti in carcere.


A Casa Memoria, dove Peppino visse con l'amatissima mamma Felicia e il fratello Giovanni, arrivano persone, soprtattutto ragazzi, da tutto il mondo, 700 visitatori in un solo giorno, più di cinquantamila in un anno Oggi è un luogo simbolico dice Giovanni Impastato, uno spazio per un ideale "passaggio di testimone".


E questo è anche il senso del messaggio che i familiari e gli amici di Peppino hanno affidato alle iniziative promosse per i 40 anni dal delitto. Incontri, dibattiti, momenti musicali si concluderanno il 9 maggio con una riflessione su mafia e antimafia dagli anni Settanta a oggi e un intervento sul lavoro e i diritti con l'intervento di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil. Sempre il 9 maggio gli studenti che hanno partecipato a un progetto antimafia si ritroveranno davanti al casolare dove venne trovato il corpo di Impastato. "In questi anni - dice il fratello Giovanni - abbiamo coinvolto tante scuole e tanti ragazzi perché a loro vogliamo consegnare una grande storia nella quale si ritrovano i valori della legalità e la difesa dei diritti civili". "Contro le sopraffazioni bisogna tenere la schiena dritta", ammoniva mamma Felicia sfidando le convenzioni dell'ambiente e i legami di famiglia con la mafia. Per Giovanni Impastato il "passaggio di testimone" dovrà avere anche un significato educativo. "In questi 40 anni - dice - non ci siamo mai persi dietro pratiche retoriche e messaggi rituali. Abbiamo cercato di affermare invece il grande valore della disobbedienza alle ingiustizie e alle sopraffazioni. E in questo modo abbiamo sottratto spazio e consensi alla cultura mafiosa. Era quello che Peppino faceva. Era così che metteva in movimento tanti ragazzi e ragazze della sua generazione. Adesso toccherà a una nuova generazione far sentire la sua voce e la voce di chi si impegna per la giustizia e la libertà".
Lo ricordiamo come esempio di libertà e giustizia, Peppino. Lo ricordiamo con una delle sue bellissime poesie:
"I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli.
Seduto se ne stava
e silenzioso
stretto a tenaglia
tra il cielo e la terra
e gli occhi
fissi nell'abisso".