Schiavizzata, ricattata e stuprata dal branco: il calvario di una ragazzina di Vasto

Un incubo durato due anni, quando la vittima aveva 14 anni, fotografata in pose intime dal fidanzatino che poi, con l'arma del ricatto, l'ha "ceduta" ad altri cinque coetanei. Sei in manette

Il branco degli schifosi è finito in carcere

Il branco degli schifosi è finito in carcere

globalist 9 agosto 2018

Ha subito per due anni. Da quando aveva 14 anni. Due anni di inferno. Ridotta in schiavitù e stuprata dal branco a Vasto, in provincia di Chieti. La vittima è una sedicenne che ha avuto il coraggio di denunciare l’accaduto ai carabinieri. Dal racconto è emerso che sei suoi coetanei la costringevano ad avere rapporti sessuali sotto la minaccia di pubblicare foto e video ripresi a sua insaputa durante le violenze. I primi due sono stati arrestati a giugno: rinchiusi nell’istituto per minori di Casal del Marmo di Roma, sono accusati tra l’altro di concorso in riduzione in schiavitù, violenza sessuale di gruppo e cessione di stupefacenti. Oggi altri quattro schifosi - due di Vasto, gli altri di San Salvo e Paglieta - sono stati posti agli arresti domiciliari: tre hanno 17 anni e uno solo è diventato da poco maggiorenne. A incastrare gli stupratori, nell'ambito dell'inchiesta della procura dei minori dell'Aquila le immagini conservate sui cellulari che li ritraggono durante le violenze alla ragazzina che avvenivano in garage, in campagna e locali abbandonati.
La 16enne, ha riferito il maggiore Amedeo Consales dei Carabinieri di Vasto, grazie al consiglio di un’amica, alla quale solo in parte era riuscita a raccontare del dramma, si è rivolta ai militari dell’Arma. La madre della vittima era invece completamente all’oscuro del fatto.
Tutto è partito alla fine dell'estate del 2016. Come ha raccontato ai carabinieri, la ragazzina, all'epoca 14enne, ha iniziato una relazione con un coetaneo di poco più grande. I primissimi approcci sono stati ripresi a sua insaputa con un cellulare, così il giovane ha iniziato a usare il video come arma di ricatto per avere prestazioni a sfondo sessuale in seguito insieme ad altri minorenni. In un'occasione alla giovane è stata data anche della cannabis per disinibirla e una nuova ulteriore foto a sua insaputa è stata scattata e usata come nuovo strumento di ricatto.