L'ex deputato regionale che teneva i conti per la mafia: sequestrati 400 milioni

Nei guai Giuseppe Acanto, eletto nel 2004 con i voti nella lista di centro “Biancofiore” (ispirata dall’allora governatore Cuffaro). Un colletto bianco alla mercé della cosca di Villabate

La Dia

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globalist 10 agosto 2018

La Dia di Palermo ha eseguito la confisca di beni mobili e immobili per oltre 400 milioni di euro, dopo la decisione presa qualche giorno fa dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale, nei confronti dell'ex deputato regionale Giuseppe Acanto, 58 anni, ritenuto legato ai vertici di Cosa nostra a Villabate (Pa). La confisca riguarda rapporti bancari, capitale sociale e relativi compendi aziendali e quote societarie. Acanto, inoltre, è stato ritenuto dal Tribunale di Palermo 'socialmente pericoloso' e per questo sottoposto a sorveglianza speciale per quattro anni, a partire dal 2018.


Secondo la Dia, Acanto negli anni '90 era socio in affari illeciti con Giovanni Sucato, il cosiddetto 'mago dei soldi' che, dopo aver truffato migliaia di persone tra cui anche alcuni appartenenti a Cosa nostra, sparì poi con un ingente capitale e il cui cadavere, nel 1996, fu trovato carbonizzato all'interno della propria auto. Ragioniere per titolo di studio, secondo le indagini della Dia, Acanto ha messo a disposizione della famiglia di Villabate la sua professione: si occupava di tenere in ordine cassaforte e conti. Vita travagliata quella di Acanto che è diventato un “colletto bianco” a disposizione della mafia dopo essere stato “graziato” da Cosa nostra. Il ragioniere Acanto all’inizio della sua carriera era stato socio di una sorta di “mago dei soldi”, Giuseppe Sucato , che negli anni ’90 truffò migliaia di palermitani, anche boss mafiosi, creando una vorticosa raccolta pari a 100 miliardi delle vecchie lire, ingannando tutti sulle sue capacità a raddoppiare interessi sui denari a lui affidati. Acanto, ha raccontato il pentito Francesco Campanella, portò quei soldi nel nord Italia investendoli dentro società all’apparenza pulite. Nel 2004 entroò in politica e venne eletto in Consiglio Regionale nella lista di centro “Biancofiore” (ispirata dall’allora governatore Cuffaro). Tre anni addietro Acanto aveva subito un sequestro preventivo pari al doppio del valore dell’attuale confisca.