Un giorno al pronto soccorso con un migrante: l’Italia è molto meglio dell’odio che racconta Salvini

Nessuno gli ha chiesto lo status, nessuno è stato razzista, tutti sono stati molto umani. A dimostrazione che l'Italia è migliore di quel che Salvini vorrebbe

Pronto soccorso

Pronto soccorso

Daniela Amenta 31 agosto 2018

Oggi sono stata al Pronto Soccorso di un grande ospedale del Paese degli odiatori, dei razzisti, dei respingenti. C'erano in attesa con noi, cittadini italici ariani, numerosi migranti. Ebbene, a dispetto della narrazione che piace tanto all'odiatore del Viminale, quello che a suo dire avrebbe 60 milioni di affogatori alle spalle, ho visto solo scene di solidarietà. C'era questo ragazzo molto giovane del Burkina Faso che aveva male alla pancia. Infermieri, medici, ma pure noi in attesa, ci siamo tutti prodigati con un francese a la Diego Abatantuono "minimamont paradossal" per aiutarlo. Come stai, che te senti, la vuoi l'acqua? Ti vado a prendere l'acqua? Nessuno all'accettazione gli ha chiesto lo status. Nessuno. Ha fatto la sua fila, è passato quando è arrivato il suo turno, ha detto alla sala d'attesa del triage "merci" ed è stato portato via. Idem per altri: credo un cittadino siriano che lavora in una pizzeria, un nero con una sospetta crisi epilettica. Accolti e curati in quanto semplicemente esseri umani.
Per dirvi che siamo un Paese più civile, migliore di quello che qualcuno con scientifica protervia, si ostina a raccontare. Migliore dei forum, dei social, della melma dove galleggiano gli infami. Migliore dei balconi dove a qualcuno fa comodo si moltiplichino i cecchini. Migliori dei fascisti, degli omofobi, della zella degli intolleranti. Siamo migliori.
Ce la faremo a ribadirlo che siamo migliori, che ci meritiamo un Paese migliore.