In Puglia 25 mila bottiglie di salsa prodotte senza sfruttamento contro il caporalato

Cresce e si rafforza il progetto di autoproduzione di salsa di pomodoro "Sfruttazero" portato avanti da Solidaria e Diritti a Sud.

In Puglia 25 mila bottiglie di salsa prodotte senza sfruttamento contro il caporalato

In Puglia 25 mila bottiglie di salsa prodotte senza sfruttamento contro il caporalato

 Le bottiglie di salsa sono 16,8 mila, frutto di 220 quintali di pomodori raccolti nella campagna di Nardò, in provincia di Lecce, a cui vanno aggiunte quelle confezionate a Bari per un totale di 25 mila bottiglie. Sono i risultati della raccolta del 2018 di “SfruttaZero”, un progetto concreto di autoproduzione di salsa di pomodoro, di tipo cooperativo e mutualistico, per combattere le logiche dello sfruttamento. Il seme dell’iniziativa nasce nel 2014 a Bari ad opera di Solidaria, creata da un gruppo di migranti e cittadini autoctoni proprio con l’intento di contrastare le situazioni di grave sfruttamento che coinvolgono i lavoratori nelle campagne del territorio. Nello stesso periodo anche a Nardò, un gruppo di studenti e altri attivisti di varie età uniscono le proprie forze con l’obiettivo di far rispettare i diritti fondamentali e danno vita all’associazione culturale “Diritti a Sud”. “Si trattava di condurre una vera e propria lotta di classe”, spiega Rosa Vaglio, trentasei anni, presidente di Diritti a Sud, laureata a Milano in lettere moderne con specializzazione in lingua italiana per stranieri. “Era giusto che noi tutti insieme, italiani e stranieri, per primi vittime di sfruttamento, ci mettessimo dalla parte di chi è ancora più sfruttato, per combattere le tante pesanti realtà presenti sul nostro territorio. Abbiamo cominciato proponendo una scuola di italiano, per cercare di sostenere e dare un riferimento ai braccianti in molti casi soli nelle campagne, disorientati, distanti dalla città”. 


Nel 2015 il progetto si evolve, sempre nella logica di rivalsa dei diritti, e Diritti a Sud entra a far parte di SfruttaZero insieme a Solidaria. A sostenere l’avvio del progetto, la presenza nel gruppo di attivisti di un agronomo e di un contadino. “Siamo partiti con un terreno in comodato d’uso – aggiunge Vaglio -, e attraverso il crowdfunding abbiamo raccolto 8mila euro divisi tra il nostro territorio e quello di Bari. Si trattava di gestire tutta la filiera, nella logica di retribuire i lavoratori nel modo corretto e di consentire il lavoro nei campi in base ai tempi previsti dal contratto collettivo nazionale per l’agricoltura”. Nel primo anno di produzione il terreno nella campagna di Nardò ha reso 2,5 mila bottiglie di salsa, nel tempo le tecniche sono migliorate e la produzione è aumentata, fino ad arrivare alle 16,8mila bottiglie di questo 2018, per un totale di quasi 25 mila considerando anche la produzione del terreno di Bari. Un lavoro frutto dell’impegno, nella campagna di Nardò, di molti volontari e di 19 persone retribuite sotto contratto, di cui 8 stranieri provenienti da Senegal, Tunisia, Ghana, Sudan e Ciad, e 11 italiani in situazioni di precarietà.


Nella campagna di Bari, invece, hanno lavorato sotto contratto 6 braccianti stranieri e 4 italiani. “Terminata la raccolta, la trasformazione in salsa avviene in un conservificio di Martano, a 30 km da Nardò, che fa parte del consorzio agricolo provinciale di Lecce – precisa la presidente di Diritti a Sud -. Grazie ai canali social realizziamo poi la spedizione della salsa dove ci viene richiesta, e la vendita sempre attraverso i canali della piccola distribuzione, piccole botteghe o fiere. Certo non si può competere con le grandi aziende. La logica è proprio quella di una filiera che rimanga fuori dalla grande distribuzione”. Le bottiglie di salsa prodotte dalla raccolta 2018 sono ora in distribuzione, con la loro etichetta ben chiara fin dal primo anno di raccolta. I contratti di lavoro sono validi fino al 31 dicembre, e c’è chi continua a dare il proprio contributo, per un impegno che non si limita solo al periodo della raccolta. “In molti casi nascono rapporti di amicizia, con le persone con cui lavoriamo – racconta Vaglio - . Tra loro c’è Musse Siliman. Viveva in una situazione molto precaria, poi è stato coinvolto nel progetto e ora è un attivista in Diritti a Sud. Lavora a tempo pieno come bracciante, vive a Nardò ed è integrato in modo stabile sul territorio”. (sm)