Salvini odia i migranti ma è attratto dalla ‘ndrangheta

“Il ministro dell’Interno posta l’intervista di un prestanome della ‘Ndrangheta a sostegno delle sue tesi. Vergogna. Se ha il senso del ruolo che ricopre la tolga e si scusi“. Lo scrive su twitter Maurizio Martina.

Salvini

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globalist 8 ottobre 2018

Era il 16 giugno 2011 quando numerosi quotidiani della Locride, in Calabria, davano la notizia dell’arresto di Pietro Domenico Zucco, oggi 61enne di Riace.


Il suo nome alle cronache nazionali dice ben poco, se non collegato a quel volto che, in un video da oltre 300mila visualizzazioni sui social, critica il sindaco di Riace, Domenico Lucano, agli arresti domiciliari dal 2 ottobre 2018.


A postare il video, e a rendere famoso quel volto, è stato l’entourage del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, che su Facebook ha scritto: “Se avete 2 minuti sentite cosa diceva questo cittadino di Riace parlando del sindaco”.


Il video si intitola “Sui profughi il sindaco mente, vi spiego perché” e a parlare è, appunto, Domenico Zucco.



Come denunciato anche dal giornalista Giulio Cavalli sul proprio account Facebook, Pietro Domenico Zucco è noto alle cronache per essere stato arrestato nel 2011 con l’accusa di essere un prestanome della ‘Ndrangheta per il clan Ruga-Metastasio. E poi condannato nel 2015 dalla Cassazione.


La cava di Stilo, in provincia di Reggio Calabria, di cui era rappresentante legale, secondo la Guardia di Finanza sarebbe infatti di proprietà di Vincenzo Simonetti, considerato uno degli uomini di punta del clan, in quell’occasione arrestato insieme a lui.



Ricordiamo anche che l'Espresso ha pubblicato  questa estate un'inchiesta giornalistica sui leghisti calabresi che hanno garantito al ministro di farsi eleggere senatore e al suo partito di sfondare il muro della doppia cifra a Rosarno, il paese in provincia di Reggio Calabria feudo di potenti famiglie di 'ndrangheta e simbolo dello sfruttamento dei braccianti africani nei campi. Qui, alle elezioni del 4 marzo scorso, la Lega sovranista ha infatti raccolto il 13 per cento dei consensi. Cinque anni fa l'asticella si era fermata allo 0,25.


Un exploit possibile grazie al responsabile della sezione locale leghista, Vincenzo Gioffrè (nella foto sopra). Candidato non eletto alla Camera, Gioffrè è stato uno degli organizzatori della festa-comizio post elettorale con Salvini ospite d'onore nel liceo del paese. Il responsabile del partito di Rosarno custodisce però un segreto che L'Espresso, attraverso documenti inediti, è in grado di svelare. Per oltre dieci anni ha avuto rapporti d'affari con uomini sospettati di essere contigui ai clan locali. Gioffrè, classe '81, a soli 19 anni ha infatti fondato una cooperativa agricola con un personaggio legato clan Pesce, marchio doc della 'ndrangheta, con ramificazioni nel Nord Italia e in Europa, e leader nel narcotraffico internazionale. Secondo alcuni atti giudiziari, il partner d'affari di Gioffrè è stato tra gli armieri della cosca. Nel 2012 fu peraltro indagato dalla procura antimafia di Reggio Calabria per favoreggiamento della 'ndrina rosarnese, tuttavia quel filone non ha avuto finora uno sbocco processuale.
Ma questo non è l'unico legame pericoloso del capo dei leghisti di Rosarno. Gioffrè risulta infatti tra i fondatori di una seconda azienda, un consorzio di produttori agricoli. Tra gli azionisti, indicano i documenti societari, ci sono due uomini che l'antimafia collega direttamente alla famiglia Bellocco, alleata del clan Pesce. Insomma, amicizie borderline per la spalla del ministro dell'Interno in terra di 'ndrangheta. Dove il problema principale, sostengono i salvinisti di Calabria, sono gli immigrati.


Mafiosi e narcos. Saviano questa estate aveva ricordato che "Salvini oggi è definibile 'ministro della malavita', espressione coniata da Gaetano Salvemini. Salvini è stato eletto in Calabria. Durante un suo comizio a Rosarno tra le prime fila c'erano uomini della famiglia Pesce, storica famiglia di 'Ndrangheta di Rosarno, affiliati alla famiglia Bellocco, potentissima organizzazione di narcotrafficanti. Non ha detto niente, da codardo non ha detto niente contro la 'Ndrangheta. Ha detto che Rosarno è conosciuta al mondo per la baraccopoli, che quello è il suo problema, un feudo 'ndranghetista da decenni".
I 50 milioni alla Lega. E ancora: "Questo è Matteo Salvini - continua Saviano -, che non si ricorda dei legami tra Lega Nord e 'Ndrangheta, del riciclaggio, dei soldi, tramite mediazione di 'Ndrangheta, della Lega Nord. E quindi Salvini parla di soldi, gli italiani devono sapere come vengono spesi i soldi. Salvini non ci dice dove sono i 50 milioni della maxi-truffa che la Lega ha fatto con i rimborsi elettorali alla Repubblica italiana. Restituisca la Lega di Salvini i soldi che ha preso e poi il ministro parli del danaro che gli italiani devono sapere come viene speso. Leggo sui social l'hastag #SavianoNonSiTocca, ringrazio chi mi sta dando solidarieta'. Non ho alcuna intenzione di diventare agnello sacrificale. Voglio difendere la mia vita, provare - per quello che mi e' possibile - a essere felice".