Chiesto l'ergastolo per l'assassino di Jessica: è italiano e le destre tacciono

La richiesta del carcere a vita è stata avanzata da pm Cristiana Roveda nel processo con rito abbreviato.

Jessica Valentina Faoro e il suo assassino

Jessica Valentina Faoro e il suo assassino

Claudia Sarritzu 30 novembre 2018

La Procura di Milano ha chiesto l'ergastolo con l'isolamento diurno per Alessandro Garlaschi, il tranviere imputato di omicidio per aver ucciso con 85 coltellate Jessica Valentina Faoro, la ragazza di 19 anni che aveva ospitato a casa sua, in via Broschi, in cambio di piccoli lavori domestici. La richiesta del carcere a vita è stata avanzata da pm Cristiana Roveda nel processo con rito abbreviato.


La storia. E poi ci sono i femminicidi di serie B perché l'assassino è bianco e italiano. Nel febbraio del 2018 due giovanissime donne sono state massacrate e uccise a distanza di pochi giorni, una si chiamava Pamela Mastropietro l'altra Jessica Valentina Faoro. La prima è stata secondo le indagini uccisa da un ragazzo nigeriano, la seconda da un tranviere italiano. La narrazione è stata molto differente.
All'inizio si era detto che furono 40 le coltellate sul corpo di Jessica Valentina Faoro ma poi si è scoperto che sono state più del doppio: 85. Non cambia le cose, forse fa più male a noi, vivi, che restiamo qui con l'ennesimo femminicidio da spiegare ai nostri figli.
Perché Alessandro Garlaschi ha colpito a morte una ragazzina di 19 anni proprio perché non voleva essere sua, il femminicidio è questo: è un uomo che uccide una donna che conosce perché lo rifiuta. Dopo aver massacrato la ragazza aveva pure bruciato il corpo della giovane, ormai senza vita. Perché si vuole cancellare completamente la donna come individuo, incenerire la sua persona. 
Jessica però ha subito un altro grande torto in una Italia intrisa di razzismo. E' morta nel momento sbagliato, è morta nei giorni di Pamela, altra ragazza massacrata in quanto donna ma in quel caso i sospettati hanno la pelle scura quindi l'odio politico e dei social si è riversato tutto sul suo femminicidio. Come se morire per mano di un nero sia peggiore, più doloroso e insopportabile. Ricordiamo che lo stesso femminicidio portò Luca Traini a sparare a Macerata a degli innocenti, colpevoli di essere neri con la scusa di vendicare Pamela.
Nella ricostruzione di inquirenti Jessica, che viveva in casa dell’uomo come ragazza alla pari, la sera prima di essere uccisa era uscita per un appuntamento con un ragazzo ed era rincasata intorno alle 21. Mezz’ora dopo il trentanovenne aveva accompagnato la moglie dalla suocera a Novegro, nel Milanese, dove la donna aveva trascorso la notte. Aveva anche lasciato un biglietto sul comodino della camera da letto alla giovane, con scritto:
Ciao bimba, sai che tvb. E ci tengo un casino a te! Stasera spero che mi starai facendo `qualcosina´ oltre al dvd, ma devi fare tutto tu e dirmi quando iniziare. Mi raccomando con il tipo stasera...".
Garlaschi ha messo a verbale che Jessica gli avrebbe detto:
"tu mi stai troppo addosso".
Poi lo avrebbe ferito probabilmente per minacciarlo di non avvicinarsi a lei, con lievi coltellate alle mani. Da lì sarebbe scattata la furia omicida dell’uomo, che nel corso degli interrogatori ha però affermato di non rammentare quanto accaduto e di ricordare solo di aver colpito Jessica con tre coltellate leggere e poi il buio. Il tranviere, che ha negato qualsiasi approccio di tipo sessuale, ha ammesso però che Jessica gli piaceva e ha raccontato che in cambio dei lavori domestici, oltre a ospitarla, le avrebbe pagato i vestiti, il parrucchiere, e le avrebbe trovato anche un lavoro, aggiungendo che il giorno dopo il brutale assassinio, lei avrebbe dovuto sostenere un colloquio. Il difensore di Garlaschi, l’avvocato Francesca Santini, ha nominato un consulente, uno psichiatra, affinché accerti il suo stato di salute mentale e la sua capacità di intendere e volere.
Io e le tante colleghe e femmniste che ci battiamo davvero contro la violenza sulle donne e per una corretta narrazione dei fatti, preferiamo ricordare Jessica e Pamela allo stesso modo. Perché non conta chi le ha massacrate, conta che due ragazzine abbiano perso la vita per mano di uomini e che ci si batta affinché questa cultura di sopraffazione venga sconfitta.