Poveri in mezzo alla strada: Baobab ricorda la vergogna dello sgombero di piazzale Maslax

La cacciata dei richiedenti asilo è stata una delle pagine nere dell'Italia in mano a Lega-M5s. Se ne sono vantati mettendo sullo stesso piano chi aiuta i poveri con la mafia dei Casamonica

Lo sgombero di piazzale Maslax a Roma gestito da Baobab

Lo sgombero di piazzale Maslax a Roma gestito da Baobab

globalist 1 gennaio 2019

Migranti e richiedenti asilo cacciati senza che ci sia stata un’alternativa, una risposta. In mezzo alla strada nel nome del ‘decoro’ e della sicurezza che non erano certamente loro a mettere a repentaglio. Anzi.
La vicenda di piazzale Maslax, l’indifferenza dell’amministrazione grillina guidata da Virginia Raggi, il livore di Salvini, di Giorgia Meloni e di finte associazioni di cittadini dietro le quale c’era la destra xenofoba, rappresenta l’emblema del degrado civile e etico nel quale l’Italia è piombata da tempo ma che è diventato ancora più insopportabile da quando odio, rancore e xenofobia sono diventati maggioranza di governo.
Addirittura, facendosene un vanto, la Lega in un volantino ha equiparato il ’successo’ dello sgombero di piazzale Maslax gestito da Baobab, alla cacciata dei Casamonica.
Come se la solidarietà fosse magia.



Adesso Baobab, nel suo blog, ha dedicato l’inizio dell’anno, alla brutta storia di piazzale Maslax, una delle pagine nere della Capitale.

Il 2018 ha portato via con sè un luogo.
Ci piaceva dire che Piazzale Maslax non aveva una porta, ma che se ne avesse avuta una avremmo dovuto sempre bussare con i piedi per entrare, perché nessuno arrivava mai a mani vuote.
Ora ha molto di più di quanto potessimo mai immaginare: quintali di ferro per metri di altezza a proteggere il vuoto ed il silenzio lasciato.
Ma se ognuna delle persone che hanno camminato su quell’asfalto rovente d’estate e gelido d’inverno chiude per un momento gli occhi può vedere e sentire tutto quello che è stato.
Nessuna casa, nessuna famiglia è perfetta. Ma quello che si fa in una casa e con una famiglia altro non è che costruire pezzo dopo pezzo un futuro in cui poter finalmente prendere una strada in autonomia; nel mentre ci si fa forza l’un l’altro, ci sia aiuta, si ride, si litiga, si sogna e ci si disillude costantemente, ma si va avanti, un giorno alla volta.
Questo era dentro piazzale Maslax.
Poi c’era il fuori, che ogni occasione era buona per riempirsene i polmoni. C’era la voglia di vivere al di là del sopravvivere, di continuare a scoprire, giocare, entusiasmarsi.
Quel dentro non c’è più e non sarà mai uguale in altro luogo. Ma il fuori nessuno può chiuderlo in una gabbia, perché è l’ostinazione ad esistere che niente può fermare.
Nell’anno a venire e finché non ci sarà più bisogno per nessuno di rivendicarlo come diritto.