L'urlo di una madre ferita dal razzismo e la bassezza della replica di Salvini

Lei ha parlato del clima di odio montato dai politici e lui ha replicato che lei deve rispettare chi vuole la legalità. Dimentica che la signora è vittima dell'illegalità razzista che il leghista non combatte

La scritta razzista a Melegnano

La scritta razzista a Melegnano

Onofrio Dispenza 21 febbraio 2019

Con la risposta ai genitori del ragazzo senegalese adottato, indignati delle ripetute frasi razziste e minacciose a loro e al loro ragazzo, il ministro dell'Interno Salvini ha toccato il livello più basso, o più alto, del suo passaggio rovinoso nella scena politica di questo Paese sfortunato. Più alto o più basso a seconda della prospettiva. Più basso se si guarda alla sciagurata caduta dei valori ed anche delle espressioni verbali di questo crollo, più alto se si pensa ai livelli di cattiveria e compiacente sguardo a certi fatti criminali che ne contrassegnano il cammino impettito.
"Io rispetto il dolore di una mamma, abbraccio suo figlio e condanno ogni forma di razzismo - ha detto Salvini  in risposta alla preoccupazione e all'indignazione della mamma di Bakary Dandio - E la signora rispetti la richiesta di sicurezza e legalità che arriva dagli italiani, che io concretizzo come ministro. Bloccare gli scafisti e i loro complici, fermare l'immigrazione clandestina, assumere poliziotti, installare telecamere ed espellere criminali è semplicemente giustizia, non è razzismo".
Questo è ormai un Paese che ha smesso ogni difesa rispetto all'imbroglio, anche quello verbale. E' un Paese in balìa del primo che la spara grossa, un Paese largamente narcotizzato, come se avesse preso una pozione di quelle droghe da discoteca che ti rendono indifeso alle violenze. Circuito e violentato perchè possa arrivare a considerare normale le violenze e gli atteggiamenti criminali, un tempo respinti da un'Italia che i valori li aveva coltivati e fatti maturare nel tempo difficile ma esaltante della ricostruzione della democrazia.


Una risposta come quella che Salvini ha riservato alla mamma del ragazzo perseguitato da razzisti e fascisti, naturalmente vigliacchi (la vigliaccheria è elemento fondante dei fascismi di ogni tempo); una risposta come quella, avrebbe dovuto sollevare indignazione pari a quella che ha turbato il cuore di quella mamma, una protesta pari all'offesa. "La Signora rispetti la richiesta di sicurezza e legalità". Ma cos'altro ha chiesto quella mamma italiana, se non sicurezza e legalità? Per il figlio, per la famiglia, per la comunità nella quale vive.  Mamma - caro ministro Salvini - non "signora" come con cafona e maldestra ironia la chiama lei.


Veda, signor ministro, questo è un Paese strano, la Storia ce lo insegna. A volte è davvero scandalosamente incapace a resistere, è capace di farsi narcotizzare e violentare senza resistere, capace di farsi travolgere, cadere in precipizi luttuosi. Ma è anche un Paese - pure questo la Storia ce lo ha insegnato - capace di smaltire la droga che lo ha narcotizzato, di resettare il pensiero, di reagire e di resistere, fare giustizia dei torti e della violenza subiti. Capace di consegnare alla Storia i responsabili della violenza e del delitto, quelli che, compiacenti, avevano provato a spacciare per sicurezza e legalità il saccheggio dei valori di una intera comunità.