Avvelenata con sostanze radioattiva: la morte di Imane Fadil come una spy story

La modella marocchina che aveva rivelato la vicenda del Bunga Bunga e prometteva di dire altro aveva detto di temere per la sua vita. Si indaga per omicidio

Imane Fadil

Imane Fadil

globalist 16 marzo 2019
Una morte da avvelenamento con sostanze radioattive le cui circostanze devono essere chiarite, ma c’è un contesto che assomiglia ad una spy story più che a una storiella di costume e serate a eleganti o a luci rosse a seconda delle diverse testimonianze.
Solo dieci giorni prima di morire Imane Fadil, una delle testimoni chiave del processo sul caso Ruby, aveva rivelato ai medici dell'Humanitas, dove era ricoverata in gravi condizioni, di temere di essere stata avvelenata.
E' quel che emerge dalle cartelle cliniche che la Procura ha sequestrato il primo marzo, giorno in cui la modella marocchina di 34 anni è morta a causa, come risulta dagli esami tossicologici, di un mix di sostanze radioattive. Inoltre, secondo chi la frequentava, era "molto sospettosa", in particolare nell'ultimo anno.
La donna temeva anche di essere "controllata" e andava ripetendo che aveva ancora "molte cose da dire" sul caso con al centro le serate ad Arcore. Diversi testimoni sono stati sentiti dai pm in questi giorni.
Dal 29 gennaio la 34enne era ricoverata all'Humanitas di Rozzano, in provincia di Milano, prima in Terapia intensiva e poi in Rianimazione. E' stata vigile fino all'ultimo, nonostante i forti dolori e il "cedimento progressivo degli organi".