Congresso delle famiglie a Verona, boicottati gli alberghi partner dell'iniziativa

"Se vuoi stare alla larga da personaggi omofobi, antifemministi, sessisti e oscurantisti e se non vuoi contribuire alle finanze di chi li ospita, boicottali"

Gli ospiti

Gli ospiti

globalist 19 marzo 2019
Il Congresso Mondiale delle Famiglie, in programma dal 29 al 31 marzo divide la città di Verona. I leghisti con la benedizione del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, del vicepremier Matteo Salvini e del governatore del Veneto Luca Zaia mettono in imbarazzo il M5s.
Racconta tutto Enrico Ferro su Repubblica: "Un evento internazionale contro le donne, contro gay, lesbiche e trans e contro le libere soggettività per sostenere un'unica famiglia, quella naturale", attaccano i movimenti nella pagina Facebook chiamata "Veronesi aperti al mondo". Proprio lì, nel canale social aperto dal movimento trans femminista "Assemblea 17 dicembre", è stata pubblicata la lista degli alberghi di Verona convenzionati con il congresso mondiale, con il relativo invito a boicottarli: "Se vuoi stare alla larga da personaggi omofobi, antifemministi, sessisti e oscurantisti e se non vuoi contribuire alle finanze di chi li ospita, boicottali". E giù di seguito l'elenco di sette strutture, le stesse che erano state indicate (e poi tolte) nel portale ufficiale del Congresso Mondiale delle Famiglie. Federalberghi insorge con il suo presidente Giulio Cavara: "No alle liste nere, noi ospitiamo chi lo chiede". Già sono stati avvisati il prefetto Donato Giovanni Cafagna e il questore Ivana Petricca. L'apparato anti eversione della Polizia di Stato è in moto, in vista della tre giorni veronese che necessiterà di un imponente servizio di ordine pubblico.
Nel frattempo anche l'Università di Verona esce allo scoperto e chiude le sue porte al forum. "Il 4 dicembre scorso ho declinato la richiesta di utilizzo di spazi universitari per ospitare l'evento", rivela con una nota ufficiale il rettore Nicola Sartor, che aggiunge "L'Università è un luogo di studio aperto al confronto scientifico fondato sulla libertà della ricerca e dell'insegnamento". Si scopre quindi che prima di chiedere e ottenere dal Comune il palazzo della Gran Guardia, gli organizzatori del congresso ci avevano provato con l'Università, ricevendo però un netto rifiuto. Da sabato c'è uno striscione nel chiostro dell'ateneo. Testo bianco su sfondo con i colori dell'arcobaleno: "L'Università promuove il pluralismo delle idee e respinge violenza, discriminazione e intolleranza".