Travaglio esagera: Mussolini con Matteotti, Andreotti con Pecorelli, così Berlusconi con Fadil

Travaglio avanza un'ipotesi azzardata: ossia che le conoscenze potenti e poco pulite dell'ex Cavaliere potrebbero avergli fatto un favore non richiesto avvelenando Imane

Marco Travaglio

Marco Travaglio

globalist 19 marzo 2019
Come Benito Mussolini nell'omicidio di Giacomo Matteotti. Come Giulio Andreotti nell'assassinio di Mino Pecorelli. Così Silvio Berlusconi nell'avvelenamento mortale di Imane Fadil.
Nel suo fondo sul Fatto Quotidiano dal titolo "I delitti eleganti", il direttore Marco Travaglio non accusa direttamente il leader di Forza Italia, ma avanza l'ipotesi sul fatto che "i vari ambienti criminali che lo circondano" gli abbiano voluto fare un favore, eliminando la giovane marocchina.
Scrive Travaglio:


"Probabilmente Benito Mussolini non ordinò l'assassinio di Giacomo Matteotti: lui o chi per lui si limitò a far sapere ai suoi che quel deputato socialista, con le sue denunce sulla fine della democrazia e sulle corruzioni di alcuni gerarchi del neonato regime fascista stava rompendo i coglioni" [...]
"Probabilmente Giulio Andreotti non ordinò l'assassinio di Mino Pecorelli: lui o chi per lui si limitò a far sapere ai suoi che quel giornalista molto, troppo informato, con i suoi articoli sulla rivista OP e le sue allusioni agli affari e ai malaffari della cricca andreottiana, stava rompendo i coglioni" [...]
"Sicuramente Silvio Berlusconi non ha ordinato il probabile avvelenamento di Imane Fadil, [...] i testimoni B. di solito li compra, non li ammazza. E tutto poteva augurarsi, fuorché la morte di una teste-chiave del processo Ruby e il ritorno del Bunga Bunga sulle prime pagine dei giornali. Infatti, negando le sentenze e persino l'evidenza ha provato a smentire di aver mai visto Fadil. Ma purtroppo nessuno può escludere che c'entrino i vari ambienti criminali che lo circondano da quasi mezzo secolo, da Cosa Nostra alla massoneria deviata, dal sottobosco dell'eterna Tangentopoli ai gigli di campo di Putin.
Cioè che qualcuno abbia voluto fargli un favore non richiesto, o lanciargli un messaggio avvelenato per ricattarlo, o ricordargli qualche promessa non mantenuta"