Sea Watch sulla Libia: "Ci stiamo macchiando di crimini pazzeschi"

La portavoce della Ong Giorgia Linardi, parlando della situazione dei migranti nel Mediterraneo: "Grave anche il ritiro delle navi dalla missione Sophia"

Un bambino a bordo della Sea Watch

Un bambino a bordo della Sea Watch

globalist 28 marzo 2019
La Libia è un immenso lager nel quale i migranti sono sfruttati, sequestrati, rapitati, torturati e uccisi e molte donne stuprate.
Ma per l’Italia e gran parte dell’Europa è un ‘porto sicuro’ nel quale rispedire chi è riuscito a scattare dalle grinfie degli aguzzini.
“Ci stiamo veramente macchiando di crimini pazzeschi, ai livelli dell'olocausto. Forse peggio": lo ha detto a Circo Massimo, su Radio Capital, la portavoce di Sea Watch Italia Giorgia Linardi, parlando della situazione dei migranti nel Mediterraneo e in particolare in Libia.
"Ci ho messo molto prima di cominciare a utilizzare questa parola", spiega, "otto mesi trascorsi in nave a raccogliere centinaia di testimonianze da queste persone. Dopo aver ascoltato quelle storie, posso dire che si tratta di trattamenti di quel tipo".
Quindi Libia, Europa e il ministro dell'interno Salvini sono complici di un olocausto? "Sì, è così. Stiamo sponsorizzando questo sistema, non stiamo solo lasciando che accada".
A proposito del ritiro delle navi dalla missione Sophia, Linardi dice che "è grave che si pensi di pattugliare il Mediterraneo solo con aerei. E per fare cosa? Per guardare le persone affogare o farle rimandare indietro dove sappiamo esattamente quello che accade? È vero che sono diminuiti gli sbarchi, ci sono meno partenze ma c'è anche meno informazione sulle partenze".