Voi siete come gli jihadisti, noi siamo europei

Gente ignorante che non si vestirà mai di esplosivi per farsi saltare in aria in un luogo affollato, ma l'ideologia è la stessa e l'odio per il progresso dell'umanità è identico.

Congresso per la famiglia a Verona

Congresso per la famiglia a Verona

David Grieco 30 marzo 2019
Gli orrori che vanno in scena in questo Sabba della Famiglia Medievale di Verona ci mostrano chiaramente come stiamo combinati.
L'articolo del nostro Giuseppe Cassara' intitolato "Feto di plastica? Regalassero una bambola con la maglietta rossa del bambino affogato", accompagnato dalla foto del povero Aylan con il volto riverso sulla battigia (che non avremmo mai voluto pubblicare, ma quando ci vuole ci vuole) rappresenta in modo coraggioso ed eloquente la posizione di Globalist verso questo sconcio immane che sta andando in scena a Verona. Come se i bambini non nati, esseri puramente astratti, meritassero un dolore e un rispetto che altri bambini, bambini veri, che affogano tutti i giorni nelle acque del Mediterraneo, non meritano.
Questa è senz'altro la forma più oscena del razzismo che sta infestando l'Italia.
I partecipanti al convegno di Verona, intervistati in queste ore da tutti i giornali, sono in tutto e per tutto identici ai jihadisti che hanno seminato il terrore in tutto il mondo in questi anni. È gente anziana, ignorante in modo sconvolgente, che non si vestirà mai di esplosivi per farsi saltare in aria in un luogo affollato, ma l'ideologia è la stessa e l'odio per il progresso dell'umanità è identico.
Del resto, anche noi italiani siamo un popolo astratto, tenuto insieme non si sa come e sempre pronto a leccare il culo al potente di turno, preferibilmente straniero, purché ci prometta qualcosa.
Altro che sovranisti. Sovranisti sempre in cerca di sovrani, piuttosto.
Le tante elezioni che si susseguono in questo periodo in Italia sono rivelatrici anch'esse della condizione barbarica in cui siamo sprofondati. Stiamo infatti assistendo ad una corsa dissennata da parte di tutte le forze politiche per accaparrarsi simboli pseudo etnici e pseudo autoctoni da usare come "brand" per catturare voti, al Nord come al Sud: il Leone di Venezia, Alberto da Giussano, San Gennaro, Santa Rosalia, eccetera eccetera. Come se la straordinaria storia cosmopolita e multiculturale di città come Venezia, Torino, Firenze, Napoli o Palermo potesse essere interamente rappresentata da santi e santini veri e falsi.
Tutte queste micro culture, messe in campo l'una contro l'altra, o tenute insieme con lo sputo sotto lo slogan "prima gli italiani", vanno sempre rispettate ma vanno anche combattute, ora più che mai.
Il 1968 fu un grande bluff. Ma ci ha lasciato anche dei valori. Perché nel 1968 i giovani di tutto il mondo portavano in piazza problemi mondiali (come il Vietnam, il muro di Berlino, la corsa agli armamenti) e non manifestavano in quanto veneti, sardi, lombardi o siciliani.
Oggi, nel 2019, i nostri figli non sono veneti, non sono sardi, non sono lombardi, non sono siciliani, e non sono nemmeno italiani. Sono europei. E sono anche americani, australiani, asiatici, africani, perché li stiamo costringendo a scappare in giro per il mondo, con il rischio concreto di diventare apolidi sgraditi a tutti perché se tutto il pianeta sragionasse come sta sragionando l'Italia, noi mitici "italiani" di Salvini e Di Maio faremmo la fine dei curdi.
La storia dell'umanità ci insegna che il cammino verso il progresso può diventare virtuoso a forza di disgrazie. Vedendo l'angoscia galoppante degli inglesi alle prese con la Brexit, scommetto che l'Unione Europea a maggio uscirà dalle urne più forte che mai.
Non per motivi culturali, purtroppo. Per motivi puramente economici. Perché anche i barbari, anche gli analfabeti, quando li minacci nel portafogli, improvvisamente capiscono.