Bandiere rosse e Bella Ciao, a Torre Maura è il giorno del riscatto

I residenti di Torre Maura si riprendono il quartiere: "non non siamo razzisti, Roma è un'altra cosa"

La manifestazione a Torre Maura

La manifestazione a Torre Maura

globalist 6 aprile 2019
"A me nun me sta bene che no": forse Simone non immaginava che questa frase, scolpita nel suo romanesco che qualcuno ha avuto il coraggio di attaccare ("non è italiano" ha detto chi aveva finito gli argomenti) sarebbe diventata lo slogan di questa giornata di riscatto a Torre Maura, un quartiere di oltre 20.000 persone all'estrema periferia est di Roma che non è rappresentato da 300 fascisti che hanno tenuto in ostaggio per tre giorni Via dei Codirossoni per protestare contro l'accoglienza di circa 70 persone di etnia rom. 
Si canta Bella Ciao, sventolano bandiere rosse. Ma c'è anche chi cerca di ricordare che se quella protesta è avvenuta un motivo c'era: "la sinistra è stata completamente assente dalle periferie" dicono alcuni dei residenti di Torre Maura: "noi non siamo fascisti e non siamo razzisti, ma qui a Torre Maura si vive male, ci sono un sacco di problemi e l'arrivo di 70 rom andava a complicare la situazione. Roma non può usare le sue periferie in questo modo, ma noi non siamo come quelli che hanno calpestato il pane". 
Un mea culpa sottolineato anche da Emanuele Fiano, presente alla manifestazione, che conferma l'assenza della sinistra da queste aree e il progressivo avanzare dell'estrema destra che ha fatto leva sulla rabbia e sul disagio sociale. 
Ma Torre Maura ci tiene a ribadirlo: "noi non siamo così, Roma è un altra cosa". E oggi, ispirati da Simone, i residenti si sono ripresi il loro quartiere, a pochi metri dal presidio di Casapound, scortato dalla polizia.