Palermo: due migranti chiedevano un riparo dalla pioggia, arrestati per stalking

Erano entrambi stati espulsi da due Cas per effetto del decreto Salvini, ma quella notte pioveva e chiedevano un ripato. Gli assistenti hanno chiamato il 113

Un migrante per strada

Un migrante per strada

globalist 7 aprile 2019
Gennaio a Palermo è stato freddo, più freddo del solito. E la pioggia spesso la notte non lasciava tregua. Dormire all'aperto può non essere un'opzione, specie se hai anche un permesso di soggiorno e ti sei visto espulso dal Cas (Centro di Accoglienza Straordinaria) che ti ha messo per strada senza preoccuparsi tanto di dove saresti andato. 
E così, in due Cas diversi, si assiste alla stessa scena: pioveva, faceva freddo e due migranti bussavano con insistenza alle porte del Cas che li aveva espulsi. Chiedevano un riparo e sono stati arrestati per stalking, dietro denuncia delle assistenti del centro accoglienza. 
Purtroppo, la legge è contro di loro: i Cas hanno dovuto mettersi in regola con il decreto sicurezza di Salvini, che ha reso l'accoglienza temporanea e ha reso obbligatorio il rispetto di un tetto massimo di capienza. Le strutture non potevano farli entrare, perché il rischio era che a rimetterci fossero tutti gli altri ospiti. 
Ma quelle porte sono rimaste sprangate di fronte alle suppliche, sempre più arrabbiate, di due uomini che avevano freddo. E non si sono aperte nemmeno per dare loro una coperta. 
Gli effetti del decreto della paura di Salvini è esattamente questo: rendere inumani anche i più volenterosi tra noi, per paura delle conseguenze. Renderci cinici al punto di rifiutare un riparo a chi dormirebbe altrimenti sotto la pioggia. Assistere alla disperazione degli uomini e piegare la testa a una legge che ci impedisce di aiutare chi ha bisogno. 
Ora i due migranti non si sa che fine abbiano fatto. Dopo la denuncia hanno passato una notte in sicurezza ma il giudice ha rigettato la richiesta di custodia cautelare in carcere. Perché dopotutto si trattava di due uomini che non volevano dormire sotto la pioggia.