La giornata contro l’omofobia appartiene a tutti, come la libertà: perché l’odio fascista si combatte uniti

Oggi è la giornata mondiale contro l'omofobia e mai come ora è importante che tutti, etero, gay, trans e non binari, scendano in piazza per difendere i diritti di tutti

Gay Pride a Milano

Gay Pride a Milano

Giuseppe Cassarà 17 maggio 2019

Il 17 maggio del 1990 - un anno prima che io nascessi, l’ho scampata per poco - l’Organizzazione Mondiale della Sanità depennava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Quindi, con buona pace di Silvana De Mari, che continua ad avercela a morte coi gay che si ostinano ad essere gay, sarebbe l’omofobia istituzionale e violenta che si manifesta ogni giorno nel nostro paese - condannato duramente dal Report sull’Omofobia 2019 - da ascriversi al catalogo delle malattie, tra le tante che affliggono i fascisti.


Mi domandavo, in questo 17 maggio, se ci fosse ancora bisogno di una giornata contro l’omo-bi-transfobia. Ovviamente la risposta è sì, ma non riuscivo a focalizzare un motivo, una ragione che rendesse questa giornata così importante non solo per la comunità lgbtq, ma per l’Italia intera.


Poi, curiosando su internet, ho notato un articolo di una testata ben famosa (di cui non farò il nome) che scriveva, per l’occasione: “Tim Cook, ceo di Apple, ha fatto coming out nel 2014. “Sono orgoglioso di essere gay e considero la mia omosessualità uno dei più grandi doni che Dio mi abbia fatto”, ha scritto all’epoca in un editoriale su Bloomberg in cui dichiarava la sua scelta”.


Ora, lascerò al giornale il beneficio del dubbio: forse per ‘scelta’ si intende quella di aver fatto ‘coming out’ (e non ‘outing’ come qualcuno ancora si ostina a dire. L’outing è la pratica, odiosa, di svelare l’omosessualità di qualcun altro), ma il reiterato uso della parola ‘scelta’ nel corso del pezzo mi ha fatto capire che chi scrive, probabilmente, pensa che l’omosessualità sia effettivamente una scelta. Potessi, gli farei passare gli anni che al liceo ho passato io, e poi gli chiederei se davvero pensa che io, come molti altri, avremmo davvero scelto di passare per le prese in giro, le umiliazioni, i dubbi, gli insulti e la paura, se una scelta l’avessimo davvero avuta.


Si sente dire ad ogni Gay Pride: con queste ‘carnevalate’ (che poi bisogna ancora capire che male c’è nelle carnevalate) vi ghettizzate ancora di più, lo fate solo per mettervi in mostra. Quello che sfugge, è che il mettersi in mostra serve a far crescere il proprio orgoglio e sfilare senza paura per le strade delle città, magari in mezzo ai muri imbrattati di svastiche, è un atto di coraggio cui tutti dovrebbero partecipare.


Intendiamoci, la comunità lgbt non è perfetta, non è composta esclusivamente da persone meravigliose che vogliono solo amare ed essere amate. Gli stronzi, come è ovvio, ci sono dappertutto. E alle volte, la peggiore intolleranza l’ho riscontrata proprio all’interno della comunità. Ma questo ha una radice in comune con tutti gli stereotipi che innervano la testa benpensante (ed eterosessuale) del paese: l’ignoranza. Peggio, la non percezione che una giornata contro la discriminazione, in questo momento storico, in questo paese, è una giornata cui dovrebbero partecipare tutti, tutti coloro che hanno a cuore la libertà.


Quando picchiano un ragazzo a scuola o per strada perché vive come vuole vivere, stanno attaccando tutti. Quando si nega a qualcuno il desiderio di formare una famiglia con la persona che si ama, stanno attaccando tutti. Quando un adolescente si suicida perché la famiglia non lo ha accettato, è l’Italia intera che sta venendo sconfitta. Quando un Simone Pillon, un Lorenzo Fontana o una Silvana De Mari dicono oscenità come che l’omosessualità si può curare, o che è peccato o che è contro natura stanno insultando tutti gli italiani. Divisioni e ghettizzazioni sono il modo migliore per far vincere i nostri nemici, quelli che vogliono far ripiombare l’Italia nel buio, che godono delle sofferenze altrui, che non tollerano la felicità degli altri solo perché hanno una voragine al posto del cervello e del cuore.


Per questo, non solo oggi, ma per tutta l’ondata Pride che sta per iniziare, dovremmo unirci tutti. Portate i vostri figli alle sfilate nelle vostre città, mostrate loro i colori del mondo. Imparate a conoscere una realtà che ha combattuto con le unghie e con i denti per difendere diritti che sono di tutti, non solo di qualcuno. Se la politica è incapace di essere unita, siamolo noi, dal basso, dalle piazze. L’orgoglio, il rispetto di noi stessi, di ciò che desideriamo, dei nostri corpi e delle nostre menti: questi non sono valori esclusivi, ma andrebbero insegnati nelle scuole. È attraverso la negazione di questi valori che il fascismo sta erodendo la nostra società. Non l’ho detto io, lo diceva Gaber che libertà è partecipazione. Di tutti, non solo di alcuni.