Se la solidarietà è diventata sovversiva, Salvini ha dichiarato guerra all'umanità

'Ama il prossimo tuo' e 'Restiamo umani' sono frasi intollerabili, mentre gli slogan fascisti sono accettati e condivisi. Siamo in guerra, facciamocene una ragione

Salvini

Salvini

Giuseppe Cassarà 19 maggio 2019

Siamo in un paese in cui dire ‘Restiamo umani’ e invocare alla solidarietà è considerato sovversivo. In cui è normale che, per esempio, durante una partita di basket, un bambino etiope debba sentirsi insultato per il colore della sua pelle dagli altri genitori. Dove baciarsi in pubblico è tornato ad essere uno scandalo e in cui, nelle piazze gremite, un Ministro evoca i santi e gli angeli per difendere la sua santa battaglia.


Furori religiosi di tal genere io li ho visti solo negli occhi degli Imam dell’Isis che inneggiano alla jihad. Non riesco, per quanto mi sforzi, a trovare alcuna differenza tra un fanatico islamista che urla Allah è grande da chi sventola rosari e promette di difendere la nostra cristianità. E che una battaglia politica si stia trasformando, o meglio, si sia già trasformata, in una guerra di religione, in uno scontro di civiltà, fa paura più di tutto il resto, più degli striscioni rimossi e dei cellulari strappati di mano con minacce annesse.


Perché sono 70 anni che in Italia combattiamo contro il fascismo di ritorno. Non siamo un paese che è stato in grado di fare ammenda per il proprio passato: la paura di finire appesi a testa in giù ha convinto gli italiani che fino a un giorno prima tendevano il braccio in Piazza Venezia a cantare Bella Ciao il giorno successivo alla morte del Duce. Ma sotto sotto, il demone è rimasto, e puntualmente spunta, galvanizzato da questo o quel movimento politico che ne cavalca i disvalori per guadagnare potere. E c’è sempre stato chi ne ha approfittato: d’altronde, Salvini e Meloni non sono novità: Casapound, Forza Nuova e movimenti affini hanno trovato alleati potenti in ministri e sindaci sparsi in tutta Italia ben prima dell’avvento del governo del cambiamento.


Ma Salvini è riuscito a fare qualcosa che francamente credevo impossibile: un’intera piazza che fischia il Pontefice, nella religiosissima Italia, era qualcosa di impensabile fino alla scorsa legislatura. Una svolta epocale, un vero segno dei tempi: Salvini non è andato a muso duro, inizialmente ha cercato di comprare l’amicizia del Vaticano. Ma la reazione della Chiesa ‘buona’ (perché ce n’è anche una cattiva, quella per esempio che celebra le messe in onore di Mussolini o che partecipa al Congresso di Verona) alla deriva xenofoba del governo ha messo il Ministro di fronte a un bivio: moderare i toni oppure tentare l’impossibile, far rivoltare il popolo italiano contro Santa Romana Chiesa. E contro ogni previsione ci sta riuscendo, innestando un cortocircuito culturale non da poco: quello di costringere la sinistra storicamente anticlericale a trovare i suoi più preziosi alleati proprio nella Chiesa. Una scelta non facile, un’alleanza fragile che rischia di spezzarsi al minimo errore.


Eppure, eccola l’Italia del 2019: da una parte le piazze salviniane, gremite di odio e di slogan, avvelenate fino all’inverosimile e pronte ad azzannare alla gola chiunque si metta sulla strada del Capitano; dall’altro, i gesti di umanità che ci tengono a galla, che stanno salvando il paese da sé stesso. Compiuti da religiosi e laici, insieme, in un’unione che se preservata potrebbe rappresentare la salvezza. Inneggiare alla disumanità, all’odio, all’assenza di solidarietà sono armi pericolose che vanno combattute praticando ogni giorno il solo atto di essere umani. Chi ancora sente che, come dice Mimmo Lucano, non si può rimanere indifferenti di fronte al dolore altrui, chi non è disposto a tollerare questo violento attacco non tanto alla democrazia quanto proprio alla civiltà occidentale perpetrato da Salvini e i suoi, allora deve mettere da parte le proprie remore e unirsi in quella che ogni giorno, ogni ora acquisisce sempre di più i contorni di una guerra morale. L’era del compromesso è finita: o noi, o loro; o gli esseri umani, o i mostri.