La lettera-appello di Mediterranea: "Perché questo accanimento del governo sui migranti?"

Sono 700 le persone alla deriva in 24 ore nel Mediterraneo senza Ong.

Imbarcazione alla deriva

Imbarcazione alla deriva

globalist 7 giugno 2019

E'diretta verso Lampedusa, secondo Alarm Phone, la nave commerciale Asso 25 che ieri sera ha recuperato in mare 50 migranti.
Come racconta Andrea Maggiolo su Today.it "Secondo diverse fonti, Asso 25 ha eseguito un'operazione di salvataggio per una barca che ci aveva chiamato in precedenza. Riteniamo che si stia dirigendo all'isola di Lampedusa, in Italia", ha scritto su Twitter il servizio di linea telefonica che aiuta le persone che hanno bisogno in mare Secondo Alarm phone i migranti avrebbero trascorso una notte alla deriva in acque di ricerca maltesi senza essere soccorsi. Poi la rotta è stata deviata, direzione Pozzallo.


Dalle coste della Libia (e della Tunisia) si continua a partire. "700 persone alla deriva in 24 ore nel Mediterraneo. Non parliamo per decenza di pull factor. Nessuna ONG può essere presente e ancor peggio nessun sistema di soccorso. Stiamo perdendo vite umane e l’esperienza preziosa di anni di salvataggio che rendevano onore a chi li faceva": è il duro commento di Carlotta Sami di Unhcr. 


Che la presenza di Ong al largo non spinga più persone a tentare la traversata è acclarato. Per buona parte del mese di maggio a fare "salvataggi" al largo della costa africana era rimasta solo la sua Guardia costiera. Se ci fosse un  presunto "pull factor" delle ong, le partenze sarebbe dovuto calare drasticamente in assenza di navi umanitarie al largo: e invece non è andata così, 379 partiti con Ong al largo. 1.631 partiti senza nessuno (dati di Matteo Villa, ricercatore Ispi).


"Dal 4 ottobre 2018 una nave italiana, Mare Jonio, attraversa il Mediterraneo centrale per monitorare e denunciare la violazione dei diritti umani in un mare che le politiche dei governi europei hanno trasformato in un cimitero e in un deserto" scrive sul suo sito Mediterranea, la piattaforma di realtà della società civile che collaborano per testimoniare e denunciare cosa sta accadendo nel Mediterraneo centrale.


"Il suo equipaggio di mare è stato in questi mesi formato da decine di persone differenti per storia e competenze, che si sono messe a disposizione, consapevoli, fin da subito, del pericolo di arrivare fin davanti una zona di guerra, e della violenza che il governo italiano avrebbe usato contro questa piccola nave. Skipper, operatrici sociali, medici, mediatori, giornalisti, sacerdoti, ricercatori, studentesse, si sono alternati a bordo di Mare Jonio, a titolo del tutto volontario, con il coraggio di chi compie il più semplice dei gesti: essere dove le persone muoiono tutti i giorni per rendersi utili. E lo hanno fatto, innanzitutto, rilanciando i messaggi disperati di aiuto in mezzo al mare, obbligando gli Stati costieri a soccorrere donne, bambini e uomini che stavano annegando, e mettendo anche a disposizione delle navi competenti il proprio carico di strumentazione utile per il soccorso"


Mare Jonio è stata oggetto di due direttive del Ministro dell’Interno "volte a fermarne le attività, e di una diffida, da parte della Capitaneria di porto di Palermo dallo svolgimento sistematico e preordinato di operazioni di salvataggio in mare. Solitamente, si viene diffidati dal commettere un reato. Essere diffidati dal salvare vite in situazioni di emergenza è il segno di quanto in basso si cerchi di portare questo Paese [..] Perché questo accanimento del governo nei confronti di una piccola nave?".Migranti, lettera-appello di Mediterranea: "Perché questo accanimento del governo"?


"Perché a questa nave, nel mondo al contrario in cui ci troviamo a vivere, è oggi attribuito il compito enorme di difendere lo stato di diritto in un Mediterraneo trasformato in un laboratorio di sperimentazione dell’arbitrio e della violenza di un potere che non vuole più seguire alcuna regola, ma solo dettarle" si domanda la piattaforma della società civile. "Perché Mediterranea ha rimesso al centro del dibattito pubblico la verità sulla Libia, disvelando il cinismo dell’Italia e dell’Europa nel macchiarsi di crimini contro l’umanità, sostenendo e finanziando apparati militari collusi con criminali, trafficanti e torturatori, e collaborando alla morte di migliaia di persone".


Mare Jonio è ferma al porto di Licata, sotto sequestro probatorio dallo scorso 12 maggio, "mentre nel Mediterraneo non ci sono quasi più testimoni e ogni giorno si muore o si viene catturati dalle milizie libiche, ora guidate anche da aerei europei, e riportati nei campi di tortura. Sotto sequestro con Mare Jonio sono i desideri, i diritti, la giustizia, la speranza, il coraggio, il futuro. Liberare quella nave, rimetterla in mare, farla tornare a navigare, è una battaglia per l’umanità che riguarda ognuno di noi. Non è fermando Mare Jonio che si ferma Mediterranea. Ma Mare Jonio deve tornare subito a navigare!".


Necessario ancora una volta rimarcare che le politiche sul tema immigrazione del governo non sono state portate avanti solo dalla Lega, ma accettate e supportate in pieno dal Movimento 5 stelle. Il ministro della Giustizia Bonafede in passato ha sottolineato come "fu Di Maio a dire che Ong erano taxi del mare, sono state denunce che abbiamo portato avanti noi e che Salvini non portava avanti, non avevamo bisogno di incontrare Salvini per scoprire l'immigrazione".