Minacce di stupro e insulti sessisti, i fan di Salvini inferociti contro Michela Murgia

Un intervento della giornalista è stato condiviso su un gruppo di fan d Salvini: ecco le terribili reazioni

Michela Murgia

Michela Murgia

globalist 11 giugno 2019
Un gruppo su Facebook a sostegno della Lega chiamato 'Uniti a Salvini' ha condiviso un intervento della giornalista e scrittrice Michela Murgia per la Repubblica delle Idee di Bologna. Come denuncia la stessa Murgia, si susseguono da ore insulti, minacce di stupro e di morte ai danni della giornalista, che su Facebook scrive: "Le pagine di sostegno al governo leghista che consentono questo linguaggio - al di là delle intenzioni dei commentatori - hanno come scopo l'intimidazione. Non tanto rivolta a me, che ho sempre detto quello che penso e continuerò a farlo, ma a chiunque possa pensarla nello stesso modo e abbia intenzione di dirlo apertamente, in modo particolare se donne". 
"Lasciare questa sequenza di commenti in un gruppo aperto dedicato a Matteo Salvini" continua, "manifesta l'intenzione di 'punirne una per educarne cento', facendo vedere a tutti - e soprattutto a tutte - cosa succede a chi ha idee diverse dalle loro e si permette di manifestarle apertamente. Questo comportamento ha un nome: si chiama squadrismo ed è l'espressione pratica della violenza come metodo politico. Qualunque leader politico democratico - specialmente uno che fa spendere ai cittadini 404 mila euro all'anno di stipendi per pagare chi si occupa della sua comunicazione - si dissocerebbe immediatamente da chi usa metodi simili. Il ministro degli interni, che di solito è pronto a twittare su qualunque cosa, invece in casi come questi tace". 
"Indicare come bersaglio dell'odio chi esprime dissenso non è un problema né per lui né di conseguenza per il suo staff, perché è un metodo condiviso e praticato ai livelli più alti del partito, dagli insulti sul web alle bambole gonfiabili delle donne avversarie ai comizi, dalle facce dei dissidenti esposte sui manifesti ai raduni di piazza ai “bacioni” di sberleffo agli scrittori sotto scorta, fino alle botte a chi espone scritte sovversive come "ama il prossimo tuo". scrive ancora la Murgia, che poi promette: "Questo gruppo lo faremo chiudere.
Cento altri ne sorgeranno e faremo chiudere anche quelli. Ma quando è chi governa a legittimare questo registro, l'azione della violenza è pedagogia di stato".