Cap Anamur, quando il governo Berlusconi arrestò l'equipaggio di un'altra Ong

Una storia che risale all'estate del 2004, sotto un altro governo e in un'altra situazione ma che racconta della medesima miseria umana dell'Italia

Cap Anamur

Cap Anamur

globalist 26 giugno 2019
Se Carola, la giovane capitana della Sea Watch, dovesse, come ha annunciato, disobbedire al divieto di fare ingresso nelle nostre acque territoriali, al fine di sbarcare i naufraghi, ormai allo stremo delle forze fisiche e morali, nel porto di Lampedusa, allora si verrebbe a determinare la stessa situazione che ebbe come protagonista nel 2004 la Cap Anamur, la nave umanitaria tedesca respinta dal governo Berlusconi. Lo ricorda su Facebook, Giandomenico Vivacqua, intellettuale agrigentino.
"La Cap Anamur - ricorda - rimase a largo della costa agrigentina, fuori dallo spazio nazionale, per molti giorni, mentre a bordo la situazione si faceva pesantissima. Poi, la decisione del suo comandante e del responsabile dell'Ong, la nave che punta su Porto Empedocle e che trova ad attenderla un blocco di navi militari. Dopo molte trattative, prevalse il buon senso e la nave fu fatta attraccare, ma fu sequestrata e i suoi responsabili furono arrestati. Ne scaturì un lunga vicenda giudiziaria, alla fine della quale gli imputati furono tutti assolti. Allora, un vasto movimento di opinione si creò in Europa e in Italia a favore della Cap Anamur e del suo generoso equipaggio".
"Ad Agrigento, i Democratici di Sinistra s'impegnarono attivamente nella difesa dei principi in forza dei quali la nave aveva agito, in apparente contrasto coi divieti legali, ma in accordo con il diritto del mare e i diritti umani costituzionalmente garantiti. Più volte, una delegazione del partito, integrata da militanti della sinistra culturale, con una piccola imbarcazione da diporto raggiunse la nave che attendeva oltre le 18 miglia un'autorizzazione all'ingresso che le autorità italiane negarono fino all'ultimo. Verificammo a bordo le condizioni difficili dei naufraghi, nonché la serietà e la determinazione dei responsabili del soccorso, ai quali rappresentammo la nostra solidarietà politica e umana. Del gruppo, oltre a me - ricorda Vivacqua - c'erano il parlamentare Angelo Capodicasa, Emilio Messana, Giuseppe Palermo, Giovanni Russo (militante e proprietario della barca a vela con cui ci avventurammo), Gaetano Siracusa e Lillo Rizzo, fotografi. Con noi, anche un inviato del quotidiano l'Unità, Roberto Monteforte, che lasciammo sulla nave e che ebbe modo, così, di raccontare quella storia in articoli di grande efficacia e precisione".
"Quando, dopo l'attracco, il capitano della nave, solido uomo di mare, il suo secondo e il responsabile della missione furono condotti nel carcere di Petrusa, i DS agrigentini fecero affiggere un manifesto in tutta la città, il cui testo recitava così: Liberateli. Elias Stefan e Vladimir, quelli della Cap Anamur, non sono malviventi, non sono scafisti, ma uomini generosi e coraggiosi che hanno salvato vite umane".