Così il mare di Sicilia è stato trasformato in sudario dalla cattiveria

La Sicilia ha la tragedia nella storia, nella sua cultura più profonda, nella carne.

Migranti -immagine d'archivio

Migranti -immagine d'archivio

Onofrio Dispenza 26 giugno 2019

Il suo mare, il più bello del mondo è stato trasformato in sudario dalla cattiveria che il mondo lo sta dominando, dalla cattiveria volgare che spadroneggia nel nostro Paese. La Sicilia ha la tragedia nella storia, nella sua cultura più profonda, nella carne.
E vive questa tragedia contemporanea dell'umanità in fuga morta in mare col passo, le parole e le immagini dell' antica tragedia, una di quelle che a maggio tornano al teatro antico di Siracusa. E se si dovesse scrivere l'ultima pagina dell'atto più recente di questa tragedia scritta dalla cronaca, vedrei un padre e una madre col corpo senza vita del loro figlio attraversare le strade di questo nostro Paese impazzito, incattivito, scippato dell'anima. Attraversarlo col figlio pesante e senza vita tra le braccia per poggiarlo davanti all'uscio del responsabile morale di questa strage in mare e delle altre che la sua cattiveria è orgogliosa di annunciare e rivendicare.
Troppi morti in mare per una fuga dai Sud del mondo che non si arresterà, neanche se costruissimo muri alti pure tra le onde. E' natura, è proiezione della Storia, è una fuga destinata a crescere. Non per colpa di chi fugge, ma di chi ha imposto regole economiche al mondo che hanno reso più profondo il fosso tra ricchi e poveri. L'ultimo dei morti nel Mediterraneo, un giovane, il suo corpo recuperato da una barca di pescatori. Lo hanno recuperato issando le reti, tra triglie e merluzzi. E 'accaduto al largo di Sciacca, e ha sconvolto i pescatori che pure di morti in mare ne hanno trovato tanti.



Il mare di Sciacca è mare generoso ma anche di "maarie", di magie, cose strane, strani segni destinati agli uomini, messaggi da decifrare e rivolti agli uomini. Il mare è un oracolo. Come nel lontano 1831 quando proprio al largo di Sciacca, dalle onde emerse un'isola, frutto di una eruzione violenta e inaspettata.
Un'isola di 4 chilometri, alta sul pelo dell'acqua 65 metri. I potenti del tempo si diedero battaglia per impadronirsene, e nel bello della disputa l'isola se ne tornò sui fondali del Mediterraneo, velocemente, così come era nata. Scelse di scomparire l'Isola Ferdinandea, proprio per dare un segnale agli uomini in guerra. Una "maaria" del Mediterraneo che conosce turbamento e rabbia, al quale gli uomini di oggi che sono di passaggio nelle stanze del potere stanno riservando lutti dopo lutti, stragi che sono perle nere di una collana lunga quanto un olocausto.



Poveri e incauti gli uomini che non sanno leggere nei segni del cielo e del mare, nei segni dell'acqua, sia questo sventurato Mediterraneo, si quel Rio Grande così distante ma che al nostro mare oggi è legato dal filo nero del lutto. Si, da un lutto all'altro, per leggere di un padre che imprigiona il figlio nella sua maglietta per tentare l'attraversamento del fiume, per passare dal Messico a quegli Stati Uniti che nacquero dal contributo di gente arrivata da ogni dove. Padre e figlio non ce l'hanno fatta, venivano dal Salvador, una della bidonville della Terra. Muri e acqua come muro. Di loro ci resta una foto che è uno sputo in faccia a tanti. Bersaglio grosso, Trump. La foto la metteremo nell'album degli orrori di questo nostro tempo. Fingiamo di non saperlo, ma pagheremo caro e pagheremo tutto.