La Raggi sempre più isolata: "Io con il M5s Stelle non ci parlo più"

Di Battista attacca: «La vogliono buttare giù tutti, il Movimento la deve difendere». Ma nessuno muove un dito. I rapporti sono interrotti dall’8 maggio, giorno della lite sui rom

Raggi

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globalist 8 luglio 2019

I suoi rapporti con il Movimento si sono ridotti a zero. Nessuno la cerca e lei meno che meno. Separati in casa, dove la casa è la Capitale. Ex fiore all’occhiello della nuova Italia targata 5 Stelle. Come racconta Alessandro Trocino sul Corriere.it il «vento che cambia» ridotto a ponentino maleodorante che ristagna su una città putrescente. Roma, non da ora, è uno scandalo. Per i romani e per il Movimento. Ma Roma è ormai una città Stato, governata, o sgovernata, da una sindaca senza più partito. Sconfessata dai piani alti, attaccata dai giornalisti, maltrattata da avversari, criminali, topi e gabbiani.




La separazione è completa, il distacco compiuto. La Raggi è ormai solo formalmente un’esponente dei 5 Stelle. La sua solitudine completa è certificata da un post di Alessandro Di Battista. Lo scrittore (dalla quarta del libro PaperFirst) sentenzia: «Dovere del Movimento è sostenere il sindaco di Roma e far capire a tutti chi è che vuole il male della Capitale per sporchi giochi politici». Di Battista, battitore libero entrato in rotta di collisione con Luigi Di Maio, porta allo scoperto il non detto. Il Movimento si è girato dall’altra parte. Non vede non sente non parla. Perché, come sostiene un esponente nazionale di spicco, «ormai la sindaca è indifendibile». Per questo ieri Di Battista se ne esce una frase pesantissima: «Tutti, ma dico tutti, si sono messi in testa di buttarla giù». I «proprio tutti» sono i 5 Stelle? È quel Luigi Di Maio che ha ribadito di essere «incazzato» per chi «ancora oggi» è in giro per l’Italia a presentare libri, invece di partecipare alla pugna con «il principale esponente dello schieramento avverso» (come il vicepremier ha definito Salvini)?




Il punto di non ritorno dei rapporti tra Raggi e 5 Stelle è Casal Bruciato. L’8 maggio scorso, con coraggio, la Raggi si presenta nella periferia romana in solidarietà alla famiglia rom assediata e contestata dall’estrema destra e Casa Pound. Le urlano «mafiosa, schifosa, puttana, portali a casa tua». Si aspetta la solidarietà dei suoi. Ottiene la reazione stizzita e para leghista da Di Maio: «Prima si aiutano i romani, gli italiani, poi tutti gli altri». E’ la fine. «Io con questi ho chiuso», sibila la sindaca ai consiglieri più fidati. Da allora, la sindaca balla da sola. Sempre più fragile e isolata. Commettendo una valanga di errori e di ingenuità. Andando in Aula per raccontare che sono in distribuzione «22 mila stecche di legno per le panchine dei parchi» e per annunciare un nuovo filobus a Tor Pagnotta mentre Roma è un inferno. Attaccando la Regione Lazio (abilissima nella propaganda e nel temporeggiare, con effetti sulla sindaca ma anche sulla città), con video imbarazzanti, complici dipendenti-attori dell’Ama. Pochi le sono restati vicini. L’ultimo ufficiale di collegamento, Francesco Silvestri. E un gruppetto di romani, come Stefano Vignaroli.




Nel frattempo si sono interrotti anche i rapporti tra il Campidoglio e la Comunicazione nazionale, che provava a a guidare, a sollecitare e controllare la sindaca. Da mesi c’è silenzio. Ognuno va per la sua strada. Dal Campidoglio partono frecce avvelenate: «Ma cosa dovremmo farci dire dal nazionale? Avete visto che campagna elettorale hanno fatto? Non ne hanno indovinata una e vorrebbero farci la lezione. Almeno noi siamo coerenti ». Fino a quando, chissà. Di certo la Raggi non ha alcun futuro con i 5 Stelle. E in molti si augurano che caschi in fretta. A quel punto, la sua carriera politica sarebbe decisamente finita.