Continuano le campagne nemiche delle donne di Pro vita: ma Raggi questa volta li blocca

Nessuna concessionaria ha voluto affiggere i manifesti, denucia Pro Vita, così la campagna sta girando la città ospitata su numerosi camion vela

Campagna Pro vita

Campagna Pro vita

globalist 10 luglio 2019

Stanno girando per Roma numerosi camion vela con l’ennesima campagna fondamentalista del movimento Pro Vita contro la maternità surrogata. Nelle immagini si vedono bambini chiusi dentro barattoli e la scritta: “Non è un prodotto #stoputeroinaffitto”.


“È la nostra denuncia agli orrori di questo commercio e contro il business dell’affitto di uteri e compravendita di ovuli”, dicono Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia e del Congresso Mondiale delle Famiglie. “Come il nascituro anche le madri surrogate e le cosiddette ‘donatrici’ di ovociti sono vere e proprie vittime di questo mostruoso sistema che deve finire. Il bambino non è un prodotto né un oggetto da vendere o da regalare”.  


“Avevamo previsto anche delle affissioni nella Capitale – spiegano Brandi e Coghe – ma le concessionarie contattate, per paura di un intervento sanzionatorio da parte del Comune di Roma come già successo, si sono tirate indietro”. I due chiedono polemicamente alla sindaca Virginia Raggi “se ha il coraggio di concentrarsi contro il vero degrado, sia morale che cittadino, o preferisce discriminare i bambini e ignorare la solidarietà nei confronti degli indifesi?”.


Raggi aveva infatti già fatto rimuovere una precedente campagna omofoba di Pro Vita e Generazione Famiglia, che ritraeva due uomini spingere un carrello con dentro un bambino in lacrime con un codice a barre sul petto. “La strumentalizzazione di un bimbo e di una coppia omosessuale nell’immagine del manifesto offendono tutti i cittadini”, scrisse la sindaca in una nota.