Bartolo ricorda la strage di Lampedusa del 2011: "Cadaveri accatastati, fu raccapricciante"

All corte d'assiste di Agrigento si sta processando Mohamed Moussa, somalo, 27 anni, già condannato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e accusato di omicidio volontario.

Migranti morti

Migranti morti

globalist 14 settembre 2019
Una storia terribile che ora è tornata sulle aule giudiziarie. E le testimonianze sono terribili: “È stata una sensazione raccapricciante come poche altre volte mi è capitato di vivere, i cadaveri erano accatastati uno sopra l’altro nella stiva. C’erano dei ragazzi, è stato un orrore”.
Il medico Pietro Bartolo, ex responsabile del presidio ospedaliero di Lampedusa e attuale europarlamentare del Partito democratico, ha raccontato in aula, davanti alla Corte di assise di Agrigento, i tragici momenti dei soccorsi del barcone, approdato a Lampedusa il primo agosto del 2011, con venticinque migranti morti asfissiati nella stiva.
Dopo vari processi, con cinque condanne nei diversi stralci, è rimasto in piedi un solo procedimento a carico di Mohamed Moussa, somalo, 27 anni, già condannato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e accusato di omicidio volontario.
“Hanno aperto la stiva ed era piena di cadaveri. I cadaveri erano ovunque, accatastati uno sopra l’altro ed era già iniziato il processo di decomposizione”, ha detto Bartolo. Rivelando che l’asfissia sarebbe stata solo l’ultima causa della morte, i poveri migranti prigionieri, che secondo il racconto dei sopravvissuti avrebbero provato a ribellarsi e uscire all’esterno della stiva, sarebbero stati brutalmente picchiati”.