I tortellini dimostrano: asino è chi dice fesserie e chi ci va appresso...

Mentre in commercio mettono tonnellate di tortellini sequestrati perché mezzo avvelenati, Salvini alza la polemica contro il vescovo di Bologna che 'cancella la tradizione".

L'arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi

L'arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi

Onofrio Dispenza 1 ottobre 2019
"Cu è sceccu, Giufà o cu ci va appressu?". Tradotto, letteralmente vuol dire: chi è asino, Giufà o chi ci va appresso e l'asseconda? Nella sostanza, lo si dice quando si vuol sottolineare che è un asino non solo chi dice una castroneria, una minchiata, ma chi la prende per buona, chi la fa propria.
Giufà è un personaggio divenuto letterario, figura di tanti, divertenti racconti, dopo essere stato protagonista di una antica tradizione orale. Giufà è un ragazzone grezzo e tonto, che nella sua apparente stupidità a volte riesce pure più saggio di tanti altri. È la "maschera" di tanti popoli del Mediterraneo, la mia Sicilia, le altre regioni meridionali, in alcune regioni del Centro Italia, ritorna nella tradizione giudaico-spagnola, lo troviamo in Marocco e in altri angoli del Mediterraneo, appunto.
Ho pensato al detto iniziale per soffermarmi brevemente sull'affaire tortellino lanciato con scandalo da Salvini, in campagna elettorale nella terra del tortellino.
Il caso vuole che il finto problema imposto dall'ex ministro dell'Interno arrivi nel giorno di un maxi sequestro di pessimi tortellini, ben 17 tonnellate, che malintenzionati italiani ci avrebbero voluto rifilare a tavola il prossimo Natale. Non qualche chilo di tortellini al pollo, 17 tonnellate di veleno suonano come il vero e sostanziale oltraggio alla bella tradizione gastronomica. A fronte di queste 17 tonnellate di veleno, Salvini ha provato a farci scandalizzare per qualche chilo di tortellini fatti con pollo anziché con mortadella. Qualche chilo accanto a quintali di tortellini ( questa volta, buoni gli uni e buoni gli altri ) preparati per la gran festa tradizionale di San Petronio. E quel pugno di tortellini al pollo Salvini li ha indicati, scandalizzato, come un attentato alla "identità culturale" della nostra cucina. Qualche chilo col pollo al posto del maiale per venire incontro, e per coinvolgere chi, per fede, non può mangiare maiale. Se la cosa fosse seria, bisognerebbe ricordare a Salvini le mille varianti della pizza d'origine, e le cento dell'arancina"!accarne". Se fosse una cosa seria, ma seria non è, è solo penosa. Ora, siccome ci riesce difficile credere che Salvini ci creda a quel che dice. I tortellini di oggi sono un pò come gli immigrati di ieri. Si, l'equazione oltraggiosa di fatto non siamo noi a farla, ma lui, nell'uso che lui fa oggi dei tortellini: tale e quale il tema degli immigrati. Quel che dispiace - aggiungo solo brevemente, con amarezza - è l'assoluta incapacità di chi media e informa a scremare fatti e notizie dalle minchiate strumentali. Ma questa è un'altra storia, triste. Spiacevole come la quotidiana sudditanza di chi registra e ci rifila la storiella degli immigrati che a settembre sono aumentati del 100 e più per cento. E' vero che la capacità salviniana di far paura con messaggi catastrofici non è più quella di quando, forte di una divisa abusiva indossata all'uopo, ne sparava cento al giorno, ma se qualcuno, microfono alla mano gli assicura un aiutino, voilà!