Cantano 'Bella Ciao' al comizio di Salvini e sono sommerse di insulti: "Racchie e represse"

Decine e decine di insulti sessisti su twitter. E il Capitano non fa nulla per impedirlo

Le ragazze a Parma

Le ragazze a Parma

globalist 1 novembre 2019
"Cesse"; "scorfani"; "represse"; "racchie". Perché le donne, per i fan di Matteo Salvini, si insultano per il loro aspetto fisico. Perché questo machismo da stadio, questa perpetua gara ad averlo lungo fomentata da politici come Salvini, Fontana, Pillon e compagnia oscurantista, è l'unica arma che hanno a disposizione, privi di argomenti come sono. E così, pioggia di insulti sulle ragazze che a Parma, durante un comizio di Salvini, hanno intonato 'Bella Ciao'. 
Non ci soffermiamo su chi invita Salvini a "prendere possesso di questo canto che in realtà è un canto sovranista perché parla dell'invasor" (dimentico che gli invasori erano i nazifascisti, tronfi di ignoranza e di malafede), o su chi sostiene che sia un canto 'lugubre e per depressi' e poi su twitter sfoggia immagini di Mussolini. 
No, bisogna guardare a quei maschietti, bianchi ed eterosessuali che ancora hanno un furioso timore della donna. Che ancora pensano che il primo commento che bisogna rivolgere a una donna sia sul suo fisico, sul suo aspetto. E che, soprattutto, il miglior modo di colpire le donne sia quello di insultarle chiamandole 'racchie', scavando nell'insicurezza che secoli di patriarcato hanno installato nelle menti femminili, ancora convinte che per essere accettate da questi gorilla in forma umana debbano rispondere a certi canoni di bellezza. 
C'è da essere disgustati da tanta arretratezza mentale. C'è da essere spaventati da come Salvini sguazzi in questo velenoso patriarcato che vuole la donna moglie e madre, avvenente e di bella presenza per la gioia dei maschi. C'è da essere furibondi per come quetsi atteggiamenti vengano presi sottogamba dalla politica, ancora impregnata di machismo. Commenti come questi ci dicono che la lotta femminista e contro la violenza maschile sulle donne non è finita, e non finirà ancora per tanto, troppo tempo.