Come quattro ragazzi a Bologna hanno dato coraggio a chi non si arrende ai fascio-leghisti

Di sinistra ma senza partiti con un tam tam social hanno riempito piazza Maggiore al canto di Bella Ciao e indicato un nuovo modo di impegnarsi in politica.

Bologna

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Claudio Visani 15 novembre 2019

Piazza Maggiore era bellissima. Piena come non la si vedeva da tempo. L'obiettivo dichiarato era portare seimila persone sul Crescentone. Ce n'erano almeno il doppio. Come ai tempi delle grandi manifestazioni del passato. Ma quella di giovedì sera era una piazza diversa. La "piazza delle sardine che non abboccano". Allegra. Ironica. Molto social. Molto civica. Per niente partitica. Senza slogan ma con l'anima. Unita e stretta stretta da due canzoni, "Bellaciao" e "Com'è profondo il mare". Un flashmob di mezzora per contrastare silenziosamente il lancio della campagna elettorale della Lega per le regionali del 26 gennaio prossimo, con Matteo Salvini e la candidata inesistente Lucia Borgonzoni convenuti al PalaDozza per "liberare l'Emilia". Manifestazione contestata anche da due-tremila giovani dei centri sociali con un corteo che, poco lontano, è stato fermato dalla polizia che ha fatto perfino ricorso agli idranti. Questo mentre qualche bontempone partecipava alla contesa appendendo ai balconi vicino al Palasport lenzuoli con le scritte  "Bacioni dalla Russia" e "Ingresso 5 rubli". 


Ma al di là della cronaca c'è materia su cui riflettere. Sfruttando i social, che ormai sono nel bene e nel male la vera potenza del vivere e della politica moderna, in meno di una settimana quattro ragazzi di sinistra ma senza partito hanno saputo riempire Piazza Maggiore, dare corpo, vita e coraggio alla Bologna e all’Emilia-Romagna che non vuole consegnarsi al fascioleghismo dilagante e rinunciare a essere quella che è sempre stata: una regione invidiata da tutti per l'alta qualità dei suoi servizi e del suo vivere economico, sociale, solidale, antifascista. E che, tanto meno, vuole affidarsi a quell'aspirante governatrice che a "Un giorno da pecora" ha detto che l'Emilia-Romagna confina con il Trentino e l'Umbria, che quando diventò sottosegretaria alla Cultura confessò candidamente che non leggeva un libro da tre anni, che al PalaDozza giovedì sera ha lanciato la sua idea meravigliosa di "unire con le infrastrutture l'Adriatico al mar Ligure", che attacca la sanità e i servizi sociali che sono, da sempre, il fiore all'occhiello di questa terra. 


Mattia Santori è ricercatore, educatore e istruttore sportivo. Roberto Morotti è ingegnere, Giulia Trappoloni è fisioterapista, Andrea Garreffa fa la guida turistica. Hanno tutti sui trent'anni. Tutti sono laureati. Qualcuno è impegnato nel volontariato. Sono la nostra meglio gioventù. Non ne potevano più di assistere passivi all'arrivo dei "barbari". Hanno calcolato che nel Crescentone, in quattro per metro quadro, ci stanno seimila persone. Più dei 5.570 posti del PalaDozza. "Stretti come sardine. Per essere di più dei leghisti. Per dimostrare che Bologna non si lega", hanno scritto sui social. Così è nato il flashmob "seimila sardine contro Salvini" che ha oscurato la manifestazione della Lega. "In tanti non vedevano l'ora di fare qualcosa che avesse un senso, lanciasse un segnale", hanno commentato dopo aver riempito la piazza con il doppio delle presenze sperate.


Ci sono voluti questi quattro ragazzi per intercettare il sentire comune dei bolognesi (ma in piazza c'erano anche tanti altri emiliano-romagnoli)  e - si spera - per dare la sveglia a un Pd in stato comatoso, che si è dimostrato finora impaurito, diviso, incapace di stare tra la gente e di contrastare efficacemente l'assedio all'ex Emilia rossa. L'altra sera, tanto per fare un esempio, a una iniziativa con l'ex presidente della Camera Laura Boldrini (intervistata da Luca Bottura), in occasione della Tartufesta del Pd all'Estragon, non c'erano più di 50 persone e l'aria che si respirava era di depressione e rassegnazione. Da oggi, venerdì, a domenica il Pd sarà impegnato proprio a Bologna nella convention "tutta un'altra storia", con tutti i big del partito. Sarà il battesimo della fondazione culturale del Pd presieduta da Gianni Cuperlo. Soprattutto, il tentativo di togliersi dall'immobilismo e di ripartire. "Il primo passo verso il rilancio e la ricollocazione politica del Pd", ha dichiarato Nicola Zingaretti. L'obiettivo è "tracciare la strada verso gli anni Venti del nuovo secolo che - dice il segretario - non saranno, com'è accaduto nel Novecento, gli anni incubatori di tragedie bensì quelli della  proposta e del cambiamento per un'Italia migliore". Quale sia "l'altra storia" ancora non è ben chiaro. Se seguisse l'esempio di quei quattro giovani e della piazza di giovedì sera forse lo sarebbe un po' di più.