Monsignor Spreafico: "L'antisemitismo è un peccato, c'è stata troppa tolleranza"

Il presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso: "Sarebbe responsabilità della politica dare risposte perché le paure dei cittadini non siano alimentate"

Divise dei prigionieri ad Auschwitz

Divise dei prigionieri ad Auschwitz

globalist 17 novembre 2019
Parole molto nelle dopo troppo tempo di sottovalutazioni: "Abbiamo tollerato troppo. E' nostro dovere parlare. E ricordare ai cristiani che l'antisemitismo, così come l'odio in qualsiasi forma e contro chiunque, è peccato". Lo afferma monsignor Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso, in un'intervista al Corriere della Sera in cui si dice "allarmato.
Negli ultimi tempi - osserva - c’è un moltiplicarsi di atti, parole, scritte antisemite. Come Chiesa cattolica sentiamo la necessità di prendere le distanze da questo clima di rancore".
Spreafico parla di Liliana Segre. "Il fatto che una donna deportata ad Auschwitz nel 1944 all'eta' di 13 anni abbia bisogno della scorta per continui attacchi e minacce è una cosa vergognosa. Significa avere dimenticato l'orrore della Shoah", sottolinea. "È impressionante come si possano usare toni simili, visibili anche in alcuni striscioni allo stadio".
E "non è solo questo: ci siamo abituati. Lo vediamo come una cosa normale. Ma non è la normalità", rileva. Sulle cause, "siamo in un Paese, e in una situazione europea e direi mondiale, in cui la crisi economica e il disagio sociale spinge a cercare colpevoli cui dare la responsabilità delle cose che non vanno. E oggi sono gli ebrei (tra l'altro italiani come noi), domani i rom, dopodomani i migranti, ma poi chissà quante altre categorie anche tra gli italiani potrebbero essere additate come colpevoli". In questo contesto, la politica "non ha sempre contribuito a creare un clima di armonia, di reciproco confronto nella differenza. Non c’è' bisogno di urlare", osserva Spreafico.
Su Matteo Salvini, "non personalizzerei, c’è un clima preoccupante in Italia che richiede maggior attenzione. Certo sarebbe responsabilità della politica dare risposte perché le paure dei cittadini non siano alimentate. Dobbiamo lavorare sul linguaggio, su quello che si dice e soprattutto quello che si scrive". Per questo conclude, "diffonderemo un decalogo sull'uso delle parole online preparato in Diocesi. Per noi cristiani tutti gli insulti sono peccati da confessare".