Il cardinale Parolin: "Natale è accoglienza, i migranti come la Sacra Famiglia"

Il Segretario di Stato Vaticano: "Penso ai nostri fratelli profughi che, come la Sacra Famiglia in fuga in Egitto per sottrarsi alla persecuzione del re Erode"

Presepe

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globalist 25 dicembre 2019

Un messaggio chiaro e netto contro chi usa il Natale come divisione e non come accoglienza: il Santo Natale “è un invito a non chiudersi in se stessi in un tempo in cui qualcuno vorrebbe perfino alzare muri per impedire a chi soffre per la violenza delle guerre e la fame di trovare un rifugio sicuro: penso ai nostri fratelli profughi che, come la Sacra Famiglia in fuga in Egitto per sottrarsi alla persecuzione del re Erode, bussano alle nostre porte, spesso dopo aver attraversato il mare in viaggi di fortuna, durante i quali molti di essi, tra cui tanti bambini e donne incinta, perdono la vita". 



Lo ha affermato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, che, in un intervento esclusivo pubblicato sul quotidiano online In Terris, sottolinea: "Senza famiglia non c'è presente e non c’è futuro, né per la società né per la Chiesa"
Secondo Parolin il Santo Natale “è una vigorosa esortazione a riscoprire e a vivere la famiglia". "E' - prosegue - la festa della speranza e della voglia di ricominciare sapendo che non siamo soli in questo cammino a volte faticoso. Nel dramma della storia umana irrompe l'amore di Dio, che non si lascia mai vincere dal male degli uomini. Nella grotta di Betlemme attingiamo la forza di Dio, per vivere da figli e fratelli, per imparare a percorrere il cammino del perdono, della guarigione, della riconciliazione, della fraternità"
"Più di duemila anni fa - prosegue il più stretto collaboratore di Papa Francesco -, a Nazareth, in quel paese all'estrema periferia del popolo eletto, nella Galilea dei gentili, nel ventre di quella donna 'si riaccese l'amore'". Da allora "è rifiorita nel mondo la possibilità di essere perdonati. La possibilità di dire 'ti perdono'.
La possibilità che l’estraneità e l'inimicizia non siano l'ultima parola nei rapporti tra di noi, nelle nostre case, nelle nostre città, nei rapporti tra i popoli e le Nazioni. Questo è il grande mistero della vita cristiana ed e' anche il mistero della Chiesa".