Ha definito "pezzo di m***a" un boss della mafia: giornalista condannato per diffamazione

La terza sezione della Corte d'Appello di Palermo ha inflitto a Rino Giacalone 600 euro di multa. A Mariano Agate, capomafia di Mazara del Vallo il vescovo aveva perfino rifiutato i funerali

No al bavaglio

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globalist 13 gennaio 2020

Una storia controversa, perché la diffamazione va giudicata anche in base alla storia e alle azioni del presunto diffamato. E cosa è la mafia? E cosa sono i bosso mafiosi?


Il giornalista Rino Giacalone è stato condannato per diffamazione per aver etichettato come "pezzo di merda" il capomafia di Mazara del Vallo Mariano Agate, pluricondannato, in occasione della sua morte.
La sentenza è stata emessa dai giudici della terza sezione della Corte d'Appello di Palermo, che gli hanno inflitto 600 euro di multa, oltre che il pagamento delle spese di tutti i gradi di giudizio; il pg Francesca Lo Verso aveva chiesto la condanna del giornalista a 4 mesi.
"Aspetteremo le motivazioni della sentenza e presenteremo ricorso in Cassazione contro questa decisione che riteniamo inaccettabile", ha detto l'avvocato Domenico Grassa, legale di Giacalone che alla lettura del dispositivo si è detto "frastornato, ma non cambio idea".
Il procedimento era scaturito dalle denunce di Rosa Pace, vedova di Mariano Agate, capomafia di Mazara del Vallo (Trapani) deceduto per cause naturali nell'aprile 2013. In primo grado il giornalista era stato assolto dal Tribunale di Trapani, ma su ricorso presentato dalla procura (pm Franco Belvisi), il provvedimento venne annullato dalla Corte di Cassazione nel novembre 2017.
Nell'udienza Giacalone è tornato a rendere spontanee dichiarazioni. "L'ho fatto - com’è evidente - citando Peppino Impastato, attraverso il ricorso alla figura retorica della sineddoche: per criticare la mafia nella sua interezza, ho fatto incidentale riferimento a un suo componente", ha detto il giornalista dinanzi la Corte presieduta dal giudice Dario Gallo.
Il processo ha ripercorso il curriculum criminale di Agate, membro della cosiddetta commissione regionale di Cosa nostra, condannato all'ergastolo per mafia, attivo nella raffinazione e nel traffico di sostanze stupefacenti ed iscritto alla nota loggia massonica Iside 2.
In seguito al decesso il questore di Trapani ne aveva vietato i funerali pubblici ed anche il Vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero aveva rifiutato i funerali religiosi.
In quei giorni Giacalone, attraverso un articolo pubblicato sul portale Malitalia.it, aveva ricostruito i trascorsi di Mariano Agate concludendo che come la sua morte togliesse alla Sicilia la presenza di "un gran bel pezzo di merda".


 


In attesa di vedere cosa deciderà la Cassazione dalla redazione di Globalist solidarietà e vicinanza a Rino Giacalone