Riflessioni (a caldo) sulla nuova giunta dell'Emilia Romagna

Dieci assessori, otto nuovi, sei uomini e quattro donne, età media sui cinquant'anni. "Solitamente squadra che vince non si cambia, io l'ho cambiata perché abbiamo bisogno di continuare a innovare"

Bonaccini e Elly Schlein

Bonaccini e Elly Schlein

Claudio Visani 13 febbraio 2020
Presidente, Stefano Bonaccini, 53 anni. Sottosegretario alla presidenza, Davide Baruffi, 45 anni. Vice presidente, Elly Schlein, 34 anni, con deleghe a emergenza climatica, diseguaglianze, patto per il clima, politiche abitative e giovanili, cooperazione internazionale, rapporti con la Ue. Assessori: Raffaele Donini, 50 anni, salute. Paolo Calvano, 42 anni, bilancio, personale, patrimonio, riordino istituzionale. Vincenzo Colla, 58 anni, sviluppo economico, lavoro, formazione, green economy. Paola Salomoni, 53 anni, scuola, università, ricerca, agenda digitale. Mauro Felicori, 67 anni, cultura e paesaggi. Andrea Corsini, 55 anni, infrastrutture, mobilità, trasporti, commercio e turismo. Alessio Mammi, 39 anni, agricoltura, agroalimentare, caccia e pesca. Irene Priolo, 45 anni, ambiente, difesa del suolo, protezione civile. Barbara Lori, 51 anni, montagna, aree interne, programmazione territoriale, pari opportunità.
Quella che vedete qui sopra è la nuova giunta della Regione Emilia-Romagna. Bonaccini l'ha presentata oggi in conferenza stampa, diciotto giorni dopo le elezioni del 26 gennaio. Dieci assessori, otto nuovi, sei uomini e quattro donne, età media sui cinquant'anni. "Solitamente squadra che vince non si cambia, io l'ho cambiata quasi tutta perché abbiamo bisogno di continuare a innovare", ha commentato il presidente. Come tutte le giunte (e i governi) andrà valutata per le scelte che farà e per le politiche che metterà in campo. Quindi in bocca al lupo.
Dopo di che qualche prima impressione è d'obbligo. E la prima è che si poteva fare meglio. Non parlo dei nomi, tutti rispettabili e - penso - tutti all'altezza del compito, ma di ciò che ci si poteva aspettare dopo le elezioni più sofferte ed emblematiche di sempre. L'onda delle Sardine, che riempiendo le piazze hanno fermato il vento leghista e invertito i sondaggi che davano la destra sicura vincitrice, non è presente nel nuovo esecutivo. Certo, la bella nomina della Schlein alla vice presidenza con quel po' po' di deleghe va in quella direzione. E anche l'istituzione dell'assessorato alla montagna e alle aree interne, direi. Ma le Sardine, o la "sardinitudine" come l'ha chiamata il maestro Ezio Bosso in occasione della grande manifestazione in piazza VIII Agosto, non ci sono. E anche i giovani, i ventenni e i trentenni che sono stati la vera sorpresa, il valore aggiunto e il motore moltiplicatore del ritorno in piazza, non ci sono. La sola trentenne è la vice presidente. L'assessore più giovane ha quasi 40 anni. E anche le donne, che a quel movimento e più in generale alla rigenerazione della politica stanno già dando molto e potrebbero dare tanto di più, sono poco rappresentate. Quattro su dieci e - con l'eccezione di Elly Schlein - non con le deleghe di primo piano, in barba alle promesse sulla parità di genere.
Infine i curriculum e le competenze, altri punti sensibili nelle aspettative di un ritorno alla politica con la P maiuscola. Da quel che si può vedere ci sono, ma a macchia di leopardo. All'istruzione, alla cultura, al lavoro. Per gli altri assessorati la competenza settoriale non sembra sia stata il criterio guida delle scelte. Pochi anche i laureati e plurilaureati, molto presenti invece tra gli animatori delle piazze. Certo, una laurea non è di per sé sinonimo di buona cultura e capacità di governo, ma diciamo che lo studio e la preparazione accademica dovrebbero aiutare, almeno un po', ad affrontare con maggiore efficacia la complessità della politica moderna.
Si coglie invece, assai bene, la natura squisitamente politica della giunta. A cominciare dalle nomine alla sanità e al bilancio, ovvero il settore che assorbe il 70% e passa delle risorse della Regione e l'assessorato che le gestisce. A sottolineare anche che il nuovo esecutivo è molto targato Pd. Dopo di che Bonaccini dice che le elezioni si sono vinte grazie (anche? soprattutto?) al buon governo dell'Emilia-Romagna e che, quindi, bisogna continuare sulla stessa strada, con le opportune innovazioni. Siccome il presidente è l'incarnazione di quel messaggio, e si è speso tantissimo in prima persona per farlo passare, non si può fare altro che dargli credito. Confidando che anche sulla nuova giunta ci abbia azzeccato. Buon lavoro a tutti.