Mafia, P2 e l’ultimo ricatto della trattativa Stato-Mediaset

Si chiude il ventennio del Caimano. Un’epoca opaca di devastazione democratica, nata da una trattativa oscura e che si sta chiudendo nello stesso modo. [Antonio Cipriani]

Antonio Cipriani 26 settembre 2013

di Antonio Cipriani


La situazione è questa. Per motivi oscuri ai più il condannato in decadenza Berlusconi ha scelto la sua strada. Ma noi umani non la capiamo tanto è opaca e incappucciata. Che non è quella furibonda e all’inizio ipotizzabile del Muoia-Sansone ecc. con relativa caduta del governo delle Larghe Intese, e neanche la accettazione civile di una condanna e delle sue conseguenze inevitabili. Il Cavaliere, che viene da una scuola politica ben chiara, che si è formata tra Dell’Utri e il Drive In, con vista P2, usa la Terza Via, ossia l’arma che meglio conosce: la distrazione di massa.


Un giorno fa casino, un giorno rassicura. Un giorno manda avanti i falchi, un giorno le colombe accompagnate dalla pitonessa o da Bondi e Brunetta. Sempre da Cicchitto e Capezzone. Insomma mette in campo ogni giorno con dovizia di virgolettati sui media l’armamentario della Corte dei miracoli dello zoo di Arcore. Quindi: occupazione militare di tutti i notiziari, dei giornali, dei salottini televisivi con le frescacce che di volta in volta lui o i suoi accoliti faranno e diranno. Un intreccio di inutilità da Porta a Porta, di demenziali letture costituzionali, di arbitrarie dichiarazioni su come funziona la democrazia nel paese delle banane.


Al governo con i fantasmi del Pd e nello stesso tempo all’opposizione costante. Come dire: le cavolate impopolari le accolla al Pd, le paraculate retoriche se le assegna come vittorie. Un logoramento continuo che ha come fine ultimo il salvataggio suo e delle sue aziende. E i media ogni giorno a sbolognarsi la pappa dell’inutilità politica di un Paese allo stremo. Da mesi tutti immobili a discutere della rava e della fava costituzionale sulla decadenza inevitabile del condannato. Che poi non si riesce bene a far capire ai gonzi che lo sostengono: non è stato condannato per reati di opinione, ma per aver frodato lo Stato, tutti noi cittadini, i suoi elettori compresi.


Sì, ma questa terza via sarebbe quindi un gran casino di minacce, ricatti e dietrofront? Tutta salsa mediatica per ideologizzare lo scontro tra l’uomo libero e padrone e la giustizia cattiva che vuole condannare anche i ricchi sfondati oltre che i poveracci e gli extracomunitari? E, soprattutto, distrazione di massa per fare che cosa?


Mah, chissà che passa sotto il cappuccio. Quali interessi profondi e ricatti viaggino in questi giorni. L’uomo è capace di tutto, e i suoi fedeli obbediscono e basta. Uno di questi gestisce il ministero chiave del Viminale con la protervia che gli viene dall’essere il braccio destro di un condannato per aver fregato lo Stato (basta vedere il pugno di ferro contro i No Tav). Quello che è chiaro è che è in atto una trattativa Stato-Mediaset che vede da una parte uno Stato arrendevole e reso loffio dalla devastazione culturale e sociale di questo ventennio berlusconiano, dall’altra un sistema di potere che chiamiamo Mediaset e che vede come vertice il Caimano, ma che probabilmente nasconde un mondo sconosciuto che agisce, fa affari, si arricchisce e vive e prospera proprio grazie alla distruzione dell’Italia.


Della trattativa Stato-mafia sappiamo poco, ma di quel poco possiamo immaginare che gli effetti per i cittadini sono stati deleteri. Probabilmente dal terrorismo inedito e mafioso della stagione 1992-93 è nato il Paese che abbiamo vissuto negli ultimi venti anni. E ora che siamo all’epilogo vediamo che cosa ci riserverà la storia. Se all’inizio degli anni Novanta il tessuto culturale e democratico era reso fragile dalla pochezza delle scelte politiche e dall’aver deliberatamente fatto reset sulla memoria di questa Italia, venti anni dopo siamo al culmine di questa storia perversa. La democrazia è ormai uno straccio in mano a poteri opachi. Grazie al condannato che tiene in mano la bandiera del suo ultimo ricatto. C’è da aver timori.