Un discorso da leader di fronte all'urgenza dei fatti

Un discorso pieno di applausi quello del neo premier. Al centro i temi economici e la politica europea. Importante il contributo di Napolitano per superare lo stallo. [Nuccio Fava]

redazione 29 aprile 2013
[b]di Nuccio Fava[/b]

Hanno fatto bene Napolitano ed Enrico Letta a premere anche sul fattore tempo. La crisi si era protratta per due mesi con crescente smarrimento, col rischio di non riuscire a trovare una via d'uscita. La sintonia completa tra Quirinale e nuovo inquilino di palazzo Chigi è stata preziosa nella stessa composizione del governo, che poi significava poterlo fare nascere. Si è reso così evidente lo sforzo di novità e di competenze che rappresentano il migliore “viatico” per Enrico Letta e la sua squadra.



Gli impegni assunti, le prime realizzazioni da mettere in moto da subito, le importanti riflessioni critiche sulla necessità di riforma profonda della politica, sullo stop del finanziamento dei partiti che devono finalmente acquisire anche meccanismi certi di democrazia interna, in coerenza con la Costituzione, sono stati passaggi sottolineati tutti da applausi.



Ancora rinnovati per tutta l'analisi dedicata alla difficile crisi italiana e alla necessità di affrontare i nodi più urgenti a cominciare dal non pagamento dell'Imu a giugno, al non aumento dell'Iva, agli esodati e agli interventi a favore dei lavoratori a rischio cassa integrazione e alle famiglie a basso reddito. C'è un non facile problema di copertura e il governo Letta avrà su questo fronte le prime maggiori difficoltà.



Ma è il respiro complessivo dell'intervento del presidente del Consiglio che ha suscitato largo interesse, specie con riferimento alla forte ispirazione europeista irrinunciabile punto di riferimento per la crescita e il ruolo di forte sollecitazione che l'Italia vuole esercitare in Europa e nell'economia globale.



Di non minore importanza lo spazio dedicato al tema del mezzogiorno, correlato significativamente ad una prospettiva di maggiore incidenza dell'Italia nelle istituzioni di Bruxelles e contemporaneamente a promuovere politiche auto propulsive di sviluppo autentico e non assistenzialistico. Parte finalmente una fase nuova, guidata da un leader nuovo che è riuscito a fare impegnare costruttivamente forze alternative e dagli obbiettivi contrastanti, che il risultato elettorale avrebbe condannato alla paralisi.



L'iniziativa del presidente Napolitano e il modo con cui Letta è riuscito rapidamente a svolgere il suo incarico, hanno consentito di avviare a superamento la gravissima crisi. A condizione che non manchi l'impegno e il contributo di tutti perchè «senza crescita l'Italia muore».