Mattarella, l'uomo al quale avreste dovuto chiedere scusa e che noi ringraziamo

Dopo 90 giorni di insulti, di minacce, di vergognosi attacchi questo uomo mite che è il nostro Capo di Stato esce davvero Presidente delle italiane e degli italiani. A dispetto di chi lo voleva finito

Il capo dello Stato

Il capo dello Stato

Daniela Amenta 1 giugno 2018

Qualcuno oggi, stringendogli la mano e giurando fedeltà alla Repubblica, gli avrebbe dovuto chiedere scusa. "Ci scusi signor Presidente Mattarella, per le campagne di odio che abbiamo lanciato, per gli insulti, per l'idea stessa di impeachment, per le vergogne dette e scritte da Di Battista padre e figlio, per le crisi isteriche di Giorgia Meloni, per averlo ridicolizzato, offeso. Per aver permesso che nostri elettori scrivessero sui social: 'E' stato ammazzato il Mattarella sbagliato". Che porcherie. 
Sarebbe stato bello chiedere scusa al Presidente dopo aver tolto la sua foto nei municipi dei sindaci leghisti della Brianza, dopo gli striscioni ingiuriosi dei sindaci grillini, dopo la liturgia funebre di assessori con il lutto al braccio, dopo i consigli comunali interrotti da primi cittadini che hanno trasformato le loro città e i loro paesi in terreno di scontro, dando libero sfogo all'isteria nelle piazze. Isteria manovrata. Amministratori senza coscienza. Ultras della Cosa Pubblica senza la consapevolezza vera di quello che è davvero bene comune. Randellatori di bassa Lega. 
Sergio Mattarella esce veramente presidente degli Italiani dopo questi 90 giorni dove abbiamo visto e sentito di tutto. Esce più forte. Perché ha tenuto insieme i cocci di questo Paese, ha evitato fino all'ultimo le derive più estremiste sull'euro e lo scontro con l'Europa.


L'uomo paziente, il democristiano, ha dimostrato schiena dritta e nervi saldi. Da stratega quando la situazione sembrava impossibile, ha tirato fuori il nome di Cottarelli, un altro galantuomo, e ha lasciato che la furia decantasse. Poi ha atteso.
Oggi ha sorriso molto, ha augurato buon lavoro a Salvini con la spilletta di Alberto da Giussano sul bavero, ha rincuorato Giuseppe Conte naturalmente frastornato, ai ministri più giovani ha sussurrato "Studiate". Poi ha parlato, ricordando i 70 anni dalla entrata in vigore della Costituzione che è ancora il faro di questa Italia strana e divisa, feroce e spaccata. E ha detto con la sua voce pacata, tentando l'ennesima ricucitura, che: "Il 2 giugno con la sua festa è testimonianza di una cittadinanza consapevole, seria, onesta, fortemente laboriosa che si stringe intorno alla Repubblica. Testimonia anche una domanda di forte coesione sociale. Si sono succedute anche tensioni e prove ma  la cornice delle istituzioni repubblicane ha sempre dimostrato di poter affrontare senza esitazioni problemi e sfide impegnative che via via si sono manifestate. Lo stesso confronto tra le forze politiche talvolta aspro si è sempre tradotto nell'attitudine a non ridursi a conflitto fine a sé stesso quanto piuttosto nell'ambizione di assicurare all'Italia prospettive di sviluppo più sicure e più forti".
Un Capo dello Stato è questo.  Ed è in fondo anche i due versi iniziali di una vecchia e stracitatata poesia di Kipling. If, si intitola. Dice: "Se riesci a mantenere la calma quando tutti intorno a te la stanno perdendo..."
Questi versi che lo scrittore immaginò per suo figlio che cresceva,  noi li dedichiamo a Sergio Mattarella, Presidente delle italiane e degli italiani.