Su diseguaglianze e migranti la sinistra ha balbettato: è uno dei motivi della sua crisi

Crisi economica e precariato hanno contribuito a far crescere l’ostilità verso lo straniero. Ma il Pd, che ha governato, non l’ha capito e ha pensato più alle riforme istituzionali

Precariato

Precariato

Vincenzo Sorrentino 11 settembre 2018

La sinistra di cui intendo parlare è quella che in questi anni ha avuto una posizione di rilievo nell’azione di governo, nell’esercizio del potere all’interno di importanti ambiti della società italiana e nel dibattito pubblico. Il campo di questa sinistra politica è stato quasi completamente ricoperto dal Partito Democratico. Ci tengo a precisare subito che non intendo negare l’attività meritevole di tanti iscritti e dirigenti, così come di diverse amministrazioni locali. Credo, però, che occorra interrogarsi sulla natura della strategia politica complessiva di questa sinistra.
Salvini, nei pochi mesi in cui è stato Ministro, ha avuto un impatto dirompente sulla questione dei migranti. E la sinistra? Quando è riuscita a distogliere l’attenzione dal proprio ombelico, ha balbettato frasi fatte nel più sconcertante immobilismo politico. Meno male che tanti cittadini e associazioni hanno compreso la gravità del momento e si sono mobilitati subito contro le posizioni e le misure prese dal governo.
La situazione certo è molto complessa. Nessuno ha le soluzioni in tasca, soprattutto a breve termine, anche perché le migrazioni che investono l’Europa sono dovute generalmente a squilibri internazionali profondi e possono essere efficacemente governate solo grazie ad un coordinamento sovranazionale. Realisticamente non si può sopravvalutare la capacità di incidenza di una singola forza politica in relazione ad un fenomeno di questa portata. Tuttavia, la sinistra è stata a lungo al timone del governo in questi ultimi anni e ha giocato un ruolo, seppure all’interno di un contesto composito e difficile.
Diseguaglianze e precariato incrementano l'esasperazione
Ci sarebbero molte cose da dire. Mi limito ad un paio di questioni. È sotto gli occhi di tutti la crescita di un clima di insofferenza, ostilità, e talvolta di vero e proprio odio nei confronti dei migranti. Un clima, allo stesso tempo, espresso e alimentato dalle forze populiste più radicali, come la Lega di Salvini. Con realismo occorre riconoscere che l’avversione e la chiusura nei confronti dello straniero hanno radici antropologiche profonde. Eppure non assumono ovunque e sempre la stessa forza. Il contesto è importante. La concomitanza della crisi economica e di quella migratoria ha certamente contribuito ad inasprire la situazione, non solo in Italia.
Per provare ad arrestare il diffondersi di questo clima, la sinistra avrebbe dovuto innanzitutto essere una forza meno mediatica e più presente sul territorio, trovando il coraggio di parlare maggiormente con le persone, soprattutto nelle periferie, in cui il malcontento è più forte, coinvolgendo gli stessi immigrati. Per essere credibili nelle assemblee di quartiere, però, sarebbe stato necessario poter esibire l’attestato di una seria lotta contro la crescita delle diseguaglianze e del precariato, che hanno fatto crescere in questi anni l’esasperazione di milioni di italiani, un’esasperazione che si è volta sempre di più proprio contro gli immigrati. Si tratta di un punto essenziale, come hanno ben capito i movimenti populisti, che proprio su questo hanno raccolto una parte considerevole dei loro consensi, dando voce ad un malessere diffuso. Peccato che il Pd si sia concentrato spesso più sulle riforme istituzionali che su quelle economico-sociali e che, quando ha prestato attenzione a queste ultime, lo ha fatto con interventi inefficaci se non controproducenti ai fini della lotta alle diseguaglianze e al precariato.
La sinistra ha rimosso la questione della giustizia sociale. Una seria politica di sostegno economico e sociale ai milioni di italiani in difficoltà avrebbe dovuto accompagnare una diffusa attività di formazione civica all’accoglienza di coloro che hanno diritto di essere accolti e alla coesistenza pacifica con gli immigrati, anche per togliere argomenti alla retorica del “loro sottraggono a noi”. Purtroppo, mi pare che siano mancate entrambe.
Impoveriamo l'Africa, manca una campagna di verità
La seconda questione ineludibile, se vogliamo veramente (e non solo a parole) affrontare alla radice il problema, è quella degli squilibri economici e politici su scala internazionale. Non si può fare un discorso di verità sulle cause delle migrazioni, rimuovendo il problema delle responsabilità dell’Occidente in merito alla situazione di guerra e povertà di molti paesi di provenienza. Nel Rapporto Honest Accounts, pubblicato nel 2017 da Global Justice Now e da un gruppo di Ong europee e africane, si mostra come l’Africa, per quanto ricca di risorse, sia tutt’oggi impoverita dal furto sistematico di ricchezza da parte dei paesi industrializzati.
Sarebbe stato più che mai importante informare riguardo a questo aspetto determinante della questione, visto che si è diffuso il pericoloso luogo comune per il quale siamo stati fin troppo generosi finora con i migranti, che “abbiamo già dato”. La consapevolezza delle nostre responsabilità politiche ed economiche avrebbe potuto forse incrinare la posizione di chi si è schierato a favore delle misure di chiusura e respingimento. Sul piano politico, però, c’è stato il deserto. Ci sarebbe stato bisogno di una sinistra capace di portare avanti una campagna di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione, direi una campagna di verità e giustizia.
In sostanza, la sinistra avrebbe dovuto assumere come propria bandiera il principio di solidarietà insieme, però, a quello della giustizia sociale dentro e fuori i nostri confini. Non lo ha fatto anche perché la sua classe dirigente, e non da oggi, è stata ampiamente corresponsabile di quanto accaduto, talvolta per omissione di opposizione, spesso per diretta e consapevole partecipazione alle decisioni che hanno determinato lo scenario attuale.
Certo, la sinistra si è spesso attestata su dichiarazioni di principio sul piano etico (solidarietà, accoglienza), che però sono apparse sempre più retoriche e vuote, data l’assenza di una vera strategia di azione sugli altri piani che ho richiamato. Dal momento che non poteva palesemente negare i suddetti principi, ha spesso cercato di gettare la polvere sotto il tappeto, provando a rendere invisibile il problema, rimuovendolo, in totale sintonia con il resto dell’Europa.
Già l’intesa del 2017 con la Libia alzava un Muro
Non bisogna infatti dimenticare che, attraverso tutta una serie di accordi e interventi, si sta cercando di spostare le frontiere dell’UE in Africa, impedendo alle persone di partire verso l’Europa. Non contano i costi umani di questa operazione, le violenze e le morti che essa provoca. Quello che importa è provare ad innalzare un muro. È significativo il Memorandum d’intesa con il Governo libico di Riconciliazione Nazionale, sottoscritto il 2 febbraio 2017, con il PD al governo. Si tratta di un accordo tutto volto a «garantire la riduzione dei flussi migratori illegali». La logica è chiara ed è espressa senza mezzi termini nel continuo ricorso alla nozione di «immigrazione clandestina», a cui si riduce il tragico fenomeno delle migrazioni di massa da paesi poveri o in guerra: innanzitutto cercare di fermare gli arrivi, consapevoli degli enormi costi umani che questo comporta, ed eventualmente affiancare o far seguire non meglio precisate iniziative di cooperazione allo sviluppo. La criminalizzazione del fenomeno, sottesa al ricorso alla nozione di clandestinità, è evidentemente volta a giustificare la priorità data agli interventi di contenimento rispetto a quelli di assistenza umanitaria. Risulta quanto mai stucchevole lo sbandieramento del drastico calo degli sbarchi, visti i drammatici costi umani che ha comportato. È noto quello che accade nei campi di detenzione libici.
La diversità dalla destra dov’è?
A colpire è l’incapacità di marcare, rispetto alla destra, una diversità netta e riconoscibile di approccio culturale e politico. Non voglio semplificare, non trascuro le differenze che pure per fortuna ci sono e non dimentico le iniziative positive, seppure spesso timide, come quella relativa all’apertura di corridoi umanitari. Tuttavia, credo che non vadano sottovalutati gli elementi di continuità con la destra, se non addirittura di subalternità. Non è un caso se Salvini ha dichiarato che Minniti ha svolto un «discreto lavoro», che detto da uno come lui equivale ad un riconoscimento di non poco conto. Di fronte alla deriva civile a cui stiamo assistendo, non basta apparire più moderati, ragionevoli e umani. Occorrerebbe, da parte della sinistra, un mutamento profondo di approccio alla questione complessiva dei migranti, che oggi non è semplicemente uno dei tanti punti dell’agenda politica, ma è il problema sul quale rischia di giocarsi il futuro stesso delle nostre democrazie. Ci vorrebbe, certo, un po’ di coraggio.
Sento già levarsi le voci dei presunti realisti bollare come ingenuo e irrealistico un auspicio del genere. Hanno da tempo egemonizzato il campo della sinistra, spavaldi e irridenti nei confronti di ogni posizione critica, stendendo di fatto il tappeto rosso per l’attuale passerella salviniana. Purtroppo non danno segni di ravvedimento: ma forse sarebbe ingenuo, questo sì, aspettarselo. Ci sono però segnali di insofferenza e di mobilitazione. Penso, ad esempio, alla rete di amministratori locali a sostegno del Manifesto “Inclusione per una società aperta”. C’è da sperare che questa e altre iniziative possano convergere, in modo da dare vita ad una strategia politica nei confronti della questione dei migranti che segni una cesura rispetto al passato più recente. Solo in questo modo, credo, si potrà provare a porre un argine all’imbarbarimento ed invertire la rotta.