Il ddl Pillon: una strumentalizzazione a tutto tondo (a 360°)

Perché il disegno di legge sull’affido condiviso eclissa l’interesse dei minori, crea le categorie padri come vittime e madri come vendicative: lo spiega Rosaria Pirosa di giurisprudenza

Separazioni

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Desk 3 dicembre 2018

Rosaria Pirosa *
Il ddl Pillon strumentalizza concetti (non istanze o presupposti) già presenti nella tutela giuridica e giurisprudenziale dei minori, figli di genitori separati o divorziati, torcendo la "svolta puerocentrica" promossa dalla legislazione vigente. Il complessivo intento strumentalizzante si estrinseca a partire dall'idea di bigenitorialità, nella quale si eclissa l'interesse del minore a favore del diritto alla genitorialità dei genitori o, peggio, verso la garanzia di privilegi per il genitore più forte, con effetto esimente rispetto agli obblighi parentali.
Il Ddl strumentalizza la mediazione e l’opinione dei medici
Sovrapponendo la conflittualità intrafamiliare e la violenza domestica, il ddl Pillon strumentalizza la mediazione, assegnando a tale istituto una "coattiva" centralità, in contrasto con il divieto internazionale dell'obbligo di ricorrere, in caso di violenza, a modalità alternative di soluzione della controversia. Alimenta una strumentalizzazione della materia del mantenimento del minore che stravolge l'istanza perequativa già presente nel contrasto delle posizioni di rendita del genitore affidatario attraverso il superamento della periodicità dell'assegno.
"Strumentalizza gli aspetti strumentalizzanti" del complesso ambito dell'alienazione genitoriale, escludendosi un accertamento sulle ragioni del rifiuto del minore nei confronti del genitore "alienato". Il ddl recupera la nozione di Sindrome da Alienazione Parentale come disturbo individuale a carico del minore, respingendo, invece, il rango scientifico del concetto di grave rischio per lo sviluppo psico-affettivo nell'età evolutiva. Dunque, strumentalizza anche l'opinione dei medici.
Si creano le categorie padri vittime e madri vendicative
"Perdiamo il minore" nella presunzione ex lege introdotta al fine di "precostituire" il genitore alienante e quello alienato. L'iniziativa legislativa, una volta per tutte, istituisce la categoria dei padri vittime (alienati) e delle madri vendicative (alienanti). In dispregio dell'orientamento giurisprudenziale vigente, il minore può essere "collocato" presso il genitore rifiutato. Il principio di diritto, affermato da numerose pronunce della Cassazione civile, secondo cui il contegno di un genitore che favorisce sentimenti ostili del figlio o della figlia minore nei confronti dell'altro genitore rileva nella valutazione dell'idoneità genitoriale, risulta trasposto entro il terreno "sillogisticamente" determinato della decadenza dalla "potestà" (non più responsabilità genitoriale).
Cosa doveva valorizzare un disegno di legge
Ci sono principi di diritto che inspessiscono il tessuto argomentativo di una sentenza contribuendo a cementarne la logicità, ma che, certo, non esauriscono la determinazione giudiziale. Non invocati per la soluzione di un singolo caso concreto, tali principi vengono cristallizzati in un testo di legge e, per il tramite dell'estromissione giudiziale, irrigiditi nella loro prevalenza rispetto a diritti e interessi preminenti. Per il potere politico, la protezione del minore o del genitore in condizione di vulnerabilità rimane un obiettivo oneroso, ma neppure ci si può attendere che i soggetti della tutela siano strumentalizzati o sigillati nell'involucro (normativo) dello stereotipo. Un nuovo disegno di legge non regressivo, poi, avrebbe dovuto valorizzare la genitorialità come evoluzione della maternità o della paternità ancorata alla "famiglia tradizionale", fuori da ogni opposizione con la filialità.
*Assegnista presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Firenze


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