Adam e Ramy, i simboli dello ius soli che hanno provocato un travaso di bile a Salvini

Giovani, italiani ma senza cittadinanza, simbolo di integrazione con cui Salvini fa il bullo perché prova evidente delle sue fandonie

Matteo Salvini

Matteo Salvini

Giuseppe Cassarà 24 marzo 2019

Che travaso di bile per il Ministro, che smacco, che onta per le signore e i signori sovranisti che inquinano l’Italia con la loro presenza. Ci avevano provato, a delegittimare l’eroismo di Rami e Adam, rispettivamente egiziano e marocchino (e, incredibilmente, non italiani), mettendo in giro la fake news che era stato solo un ragazzino italiano, biondo e col crocifisso al collo, a chiamare i soccorsi. Il suo nome, Niccolò, è diventato un simbolo per i complottari italiani, che si sono appigliati a lui come cozze allo scoglio. È spuntato poi fuori che a chiamare i soccorsi erano stati forse in quattro, agendo come una squadra e i nomi di Ramy e Adam sono venuti fuori più prepotentemente degli altri perché sbattevano in faccia, con innocente evidenza, le idiozie propinate ogni giorno dal Ministro e dai suoi sovranisti della domenica.


Una classe composta per metà di ‘stranieri’, nati e cresciuti in Italia ma che non dispongono della cittadinanza, che per lo Stato italiano non esistono. Forse l’atrocità di questa condizione va meglio spiegata: questi ragazzi parlano italiano, vanno a scuola in Italia, ma non sono dei fantasmi, non sono riconosciuti dal Paese che da sempre chiamano casa.


Non è tanto uno scandalo che Giorgia Meloni proponga la cittadinanza come un premio per gli atti eroici (e, tra l’altro, ragionamento più fascista di questo è davvero difficile trovarne), ma quanto che Ramy e Adam (o meglio, i loro genitori) si siano visti costretti a chiedere qualcosa che dovevano già avere. E la vistosità di questa assurdità è apparsa talmente evidente agli occhi di tutti, che il ministro ha reagito malissimo.


“Rami? Si faccia eleggere se vuole cambiare la legge sulla cittadinanza?”. Questo è un ministro della Repubblica che dice ‘gne gne gne io posso e tu no’ a un ragazzino di 13 anni che ha salvato un pullman pieno di 50 persone da quello che poteva essere il primo, vero attentato terroristico sul suolo italiano. Salvini si sarà sfregato le mani alla notizia, quando si è cominciata a diffondere: c’è un negro senegalese che ha preso in ostaggio dei ragazzini. Immaginate la propaganda, tutti i nuovi accoliti che si potevano trovare, la consacrazione definitiva di anni di campagna xenofoba e razzista. E poi sti dannati ragazzini mussulmani rovinano tutto. E chiedono anche di diventare cittadini italiani. E non hanno altra scelta, lui e Di Maio, che dire sì, ora vediamo, ma certo siete eroi, come si può negarlo. E l’unica cosa che vorrebbe è che si smettesse di parlare di San Donato Milanese e di quel maledetto bus in fiamme che rappresenta l’apoteosi delle occasioni sprecate.


Oltre il danno, la beffa: ieri sera, a Italia-Finlandia, il gol decisivo lo ha segnato Moise Kean, 19 anni, italiano da genitori ivoriani, la pelle nerissima in splendido contrasto con l’azzurro della maglia. Meno male per Salvini (ma purtroppo per tutti noi) che domani la Lega si sarà mangiata anche la Basilicata e avrà guadagnato altri punti rispetto ai cinque stelle. Una consolazione importante che forse distrarrà dalla realtà, che giganteggia davanti alle fandonie leghiste: una realtà fatta di integrazione, rispetto e diversità italiane, un paese che parla di futuro, di possibilità e di apertura.