Libero dalle insulsaggini di Renzi: quale futuro per il Pd?

Questo inizio di primavera è abbastanza singolare e fresco. Niente però di fronte alla grande sarabanda della politica interna ed internazionale.

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Nuccio Fava 27 marzo 2019

L’esplosione della questione bancaria è soprattutto grave per i risparmiatori che hanno atteso invano fino ad ora rimborsi annunciati  a gran voce. Il ministro Tria con la sua aria dimessa, sempre più cinesizzante non ha ancora provveduto a definire i decreti attuativi, nonostante gli annunci roboanti di Di Maio che proclamava”giustizia è totalmente fatta: i risparmiatori sfruttati e raggirati in passato avranno finalmente riconosciuti i loro diritti con adeguati rimborsi “.
I fondi ci sarebbero, sostiene il governo, anche se gli interessati non hanno visto riparazione alcuna del torto subito. Tra l’altro il Pd di Renzi ha voluto con testardaggine una commissione d’inchiesta parlamentare contestualmente al tentativo di fare fuori Visco confermato invece direttore di Banca Italia dal presidente del Consiglio Gentiloni e dal capo dello Stato. Commissione presieduta dall’onorevole Casini. Abile mediatore di antiche e nuove combinazioni non è riuscito però ad esprimere nulla di utile e di convincente; ottenendo però in cambio la sua candidatura al Senato, come ricompensa.
Ora in modo sempre aggrovigliato e più grave ritorna alla grande, dopo che soprattutto per merito del vicepresidente Di Maio era stato proclamata la soluzione per i truffati e ristabilita giustizia. Anche in questo caso la politica bicolore è propaganda e promesse al vento, che il crollo elettorale della Casaleggio associati dovrebbe far riflettere più di qualche elemento critico nella posizione dei cinque Stelle. Rischiano praticamente un continuo travaso a favore di Salvini. Tetragono e compiaciuto, il ministro dell’interno è rappresentato in atteggiamento da condottiero dinanzi al cartello della stazione ferroviaria con ben visibile la scritta POTENZA.
Eppure siamo di fronte ad un bivio ed una confusione politica che si esprime anche sul caso del bambino egiziano che ha contribuito in modo determinante a salvare 52 ragazzi. Il ministro-poliziotto aveva opposto il no alla cittadinanza nonostante l’atto eroico compiuto e nonostante tra l’altro il modo di esprimersi del giovane che avveniva in perfetto milanese come i suoi compagni. Il terrore da bloccare sul nascere era forse che si ripartisse con una richiesta di dibattito sul tema dello ius soli, mentre le agenzie battevano la notizia che tra le famiglie con un congiunto donatore di organi o che avevano goduto della generosità di una donazione si era ormai superato il numero di cinque milioni.
Un bel risultato di civiltà perché è evidente che la cultura della donazione è comunque espressione non solo di generosità ma di alto senso civico e comunitario. Che abbiamo sentito del resto risuonare durante la visita di papa Francesco in Campidoglio con una Raggi finalmente raggiante e riappacificata.
Il Papa ha in sostanza raccomandato di tenere in grande considerazione il decoro e la grande bellezza di Roma con i suoi splendidi monumenti e le sue straordinarie vedute che sono una ricchezza immensa anche di spiritualità e che non possono essere in alcun modo trascurati o maltrattati. Ma alla sindaca di Roma oltre alla gioia e all’emozione non scompaiono d’incanto i grandi problemi di Roma e dei suoi collaboratori che in qualche modo l’hanno tradita troppe volte per corruzione, furbizie e smania di potere. Anche all’interno dello stesso movimento cinque Stelle. Ma il problema riguarda anche il capo dei cinque Stelle, la sua spocchia con la quale vorrebbe prendere in giro tutti raccontando tra l’altro frottole e sparate propagandistiche da campagna elettorale in permanenza.
Al punto di inseguire Salvini sullo stesso tema della cittadinanza da conferire al giovane egiziano-lombardo :” sono ben lieto di avere convinto Salvini a questo gesto di umanità” seguito su questo stesso tono e con le stesse parole dal ministro di giustizia sempre dei cinque Stelle. Come a suo tempo per il Pd si avvitò una crisi senza possibilità di venirne fuori, anche per i cinque Stelle si è dinanzi ad una soluzione di riconsiderazione profonda del proprio ruolo. Gli elettori generosi con Grillo e i suoi vaffa, non si lasciano più prendere facilmente per il naso.
Come dimostra il dato sorprendente di 6 elettori su 10 che non hanno più votato i penta stellati e si sono trasferiti abbondantemente nel circolo di Salvini. Un processo che forse non sarà breve e che avrà l’apice della misura all’appuntamento delle europee di maggio prossimo dove vedremo però misurarsi con metodo proporzionale tutte le forze politiche con il grande interesse di potere cogliere quale futuro si prospetta a sinistra con il partito democratico, liberato ormai sempre più dall’insulsaggine e dalla presunzione di Matteo Renzi.