Di Maio e Salvini: le finte liti del 'buono' contro il 'cattivo' in difesa del Potere

Pensare che il capo della Lega si azzuffi sul serio col miracolato napoletano è un grave errore: vogliono solo riposizionare l'immagine

Salvini e Di Maio

Salvini e Di Maio

Onofrio Dispenza 7 aprile 2019

Pensare che davvero il capo della Lega e ministro della Paura litighi sul serio col miracolato napoletano col vestito della prima Comunione è un errore pacchiano. Una congiunzione astrale - come dicono i ladri del governo di Roma a loro legati - li ha portati al potere e una volta al potere ci vogliono e ci vorranno restare fin che morte non li separi.
Non litigano, riposizionano la propria immagine (più agevole per il ministro della Paura) dividendosi i compiti. Perchè al prossimo voto per l'Europa non ci siano perdite inaccettabili che possano mettere minimamente a rischio il potere comune. Devono fare il Buono e il Cattivo per salvare il "Buono". Il Cattivo sempre più cattivo, il Buono sempre più buono per evitare che il voto d'origine, quello degli smarriti e dei delusi di un centrosinistra sbandato e inconcludente, possa lasciare  le 4, 3 Stelle che restano. Lasciarli, magari incuriositi da un corso, quello del Pd, che comunque nuovo è, vuoi perchè c'è Zingaretti, vuoi perchè Zingaretti, intelligentemente, ha coinvolto quel Gentiloni che se avesse ricoperto il ruolo di candidato premier avrebbe dato un altro risultato al Pd. Archiviato il pessimo iter congressuale, bene o male il Pd ora è diverso e potrebbe incrociare le tante delusioni dei voti grillini. Non quelli di chi ha messo i panni della setta, ma di quelli che onestamente e senza essere invasati volevano, tanto e comunque, un cambiamento. Questi, al risveglio, avrebbero potuto (potrebbero) tornare indietro, rinsavire, fuggire dalla setta, rivedere il proprio rapporto col centrosinistra, col Pd.
Incoraggiati in questo ripensamento dal puzzo insopportabile di fascismo che emana, come non mai, l'alleato ministro della Paura. Cattolici, democratici o di sinistra non potrebbero sopportare oltre una condivisione di scelte che spesso cadono nel crimine, come nel caso degli estremi connotati della cosiddetta legittima difesa o delle "politiche" verso le persone migranti - come suggerisce di chiamarli, correttamente, Bergoglio - persone che il ministro della Paura tratta come fossero carne di secondo taglio, come si diceva una volta.
Ecco, allora, il gioco preelettorale del Buono e del Cattivo, dove il Cattivo, se più cattivo, può solo guadagnarci. L'attende una vandea, quel pentolone di interiora bolliti che da sempre è la parte peggiore di questo Paese. Al Buono urge proporsi come Buono che indica come Cattivo quello con quale ha diviso il piacere sotto le lenzuola. Siamo alla vigilia del voto e solo ora il Buono gli imputa d'essere fascista e razzista, come se prima del contratto e alla firma del contratto il Cattivo fosse un sincero democratico, un volontario che si spendeva nei centri di assistenza ai migranti.
Difficile scambiare il fango con acqua di fonte. Ragazzo, la convivenza sotto le stesse lenzuola ricamate di fili d'oro ti ha sporcato, e di quel fango porti le tracce sul tuo vestitino da prima Comunione con le maniche leggermente corte. Si prova, ci si divide e si fa finta di litigare perchè l'alleato sciocchino, quello col vestitino da prima Comunione non perda troppi voti a vantaggio del Pd. Che il ragazzino col vestito da prima Comunione sia debole è ok, che sia dissanguato da una fuga di voti no. Traballerebbe il contratto. E senza, contratto e governo Buono e Cattivo andrebbero a puttane, è il caso di dire.
Quindi - si son detti - litighiamo, facciamo a vedere che litighiamo, che tu sei diverso, tu Buono, io Cattivo. Litigheremo su tutto, che ci importa di quel che riguarda l'Europa, tu ed io ce ne sbattiamo, tanto gli italiani non capiscono che sono quelli, invece, i temi che determinano l'oggi e il domani, anche dei figli e dei nipoti. Litighiamo e prendiamoli per il culo. Siamo ignoranti, ma abbiamo sentito dire che in politica se si casca col culo per terra, questo Paese è capace di diventare improvvisamente cinico e implacabile con chi osannava un attimo prima. Esempi storici svariati - ci dicono quelli che hanno studiato e/o hanno memoria - come quel che accadde un giorno davanti al bel prospetto di un hotel nei pressi di piazza Navona, a Roma, quello ricoperto da un suggestivo rampicante, in una piazza deliziosa.