Salvini in vantaggio su Di Maio grazie al suo essere spregiudicato

C’è poi un contesto europeo e internazionale in cui non contiamo molto e siamo sempre più isolati, a cominciare dall’aggravarsi pericoloso della crisi libica.

Di Maio e Salvini

Di Maio e Salvini

Nuccio Fava 9 aprile 2019

Ho sorriso con piacere per la doppia vittoria azzurra dei ciclisti Alberto Bettiol e Marta Bastianelli, entrambi primi nel giro delle Fiandre, classica del Belgio e dell’Europa. Non minore piacere mi ha suscitato il rinnovato successo, questa volta a Parigi, al salone della poesia italiana stracarico di presenze, anche giovanili.
Eventi molto diversi ma simbolicamente significativi considerando che il ciclista Bettiol è un giovane gregario abituato a portare borracce e la poesia italiana, spesso considerata un’arte di nicchia, è invece capace di affascinare e suscitare interesse e curiosità anche nella capitale della cultura francese.


L’Italia quindi può continuare a dare bella immagine di sé al centro del contesto europeo, rinnovando pagine significative della sua storia e delle sue tradizioni migliori.


Non altrettanto si può dire delle nostre vicende politiche e dei suoi protagonisti. Sempre domenica scorsa, presidente Conte e vice Salvini hanno impazzato al VinItalty di Verona stimolando l’ironia di Giannelli che ha rappresentato il leader leghista con un calice in mano, appoggiato ad una grossa botte tricolore, con lo slogan Flat Tax e il commento: “Botte piena e Italia ubriaca”. E in effetti in questi ultimi giorni è il problema del fisco e dell’economia la maggiore causa di attrito nel governo giallo-verde. Tattiche e strategie di entrambi i campi si concetrano sulla scadenza del 26 maggio, quando sarà in ultima analisi l’elettorato a decidere su quali e quanti saranno i rappresentanti in sede europea. Importante ricordare tuttavia che si vota con il sistema proporzionale e non maggioritario, che rende ancora più rilevante la consistenza reale di ciascuna forza. Sinora Salvini è stato avvantaggiato non solo dalla spregiudicatezza e visibilità estrema con cui si è mosso sul tema dei migranti ma anche dalle alleanze in sede locale con Berlusconi e la Meloni. Non è affatto certo però che lo stesso schema di alleanze possa riproporsi per il voto europeo. Anzi il Ministro dell’Interno si è mosso finora in una diversa direzione, puntando opportunisticamente a creare uno schieramento sovranista in alleanza con Horban e la Le Pen, che però hanno disertato l’incontro promosso da Salvini a Milano.


Anche i 5stelle hanno ovviamente i loro problemi e cercano in ogni modo di superarli con uscite propagandistiche e differenze tattiche rispetto alla Lega, atteggiamento quest’ultimo che però contrasta con il ritornello continuo sulla durata del governo e sull’intero completamento del quinquennio.


C’è poi un contesto europeo e internazionale in cui non contiamo molto e siamo sempre più isolati, a cominciare dall’aggravarsi pericoloso della crisi libica. Tripoli è ormai in fiamme e il clima complessivo è da guerra civile. Il Governo Italiano aveva ostentato un ruolo importante e di positiva mediazione sia con Minniti che con Salvini senza risultati apprezzabili tanto sul piano dell’immigrazione quanto della stabilizzazione politica. Abbiamo al contrario non compiuto alcun passo significativo con l’Europa, ci siamo squalificati nel rapporto con tutte le ONG e siamo ormai ridotti ad un ruolo poliziesco di respingimento e di chiusura dei porti con il rischio di nuovi morti nel mediterraneo e di abominio rispetto alle carceri libiche che trattano i rifugiati come schiavi.


Un’altra riflessione importante andrebbe compiuta sull’ultimo voto amministrativo in Turchia dove Erdogan è stato sconfitto ad Ankara ed Istanbul, e sull’interminabile via crucis della signora May che non riesce ancora a venire a capo del pasticcio Brexit. Due casi diversissimi che mostrano tuttavia quanto l’opinione pubblica, l’elettorato e gli stessi partiti possano rapidamente modificare giudizio, comportamenti e decisioni. L’Italia non è né l’Inghilterra né la Turchia però non è detto che gli elettori non possano mutare scelte e proporre novità anche in uno spazio di tempo abbastanza breve. Pur con tutte le difficoltà che ci attraversano e con una crisi economica che ci vede fermi da tempo, un voto popolare potrebbe aprire nuovi percorsi e rompere così l’immobilismo e la coabitazione litigiosa e coatta tra Salvini e Di Maio.