Meno male che satira e ironia mettono alla berlina le imprese del governo

Il paese intanto rotola verso il peggio ma quello che conta per leghisti e cinque stelle non è nemmeno il timore di perdere la faccia di fronte all’opinione pubblica ed agli stessi propri elettori.

Salvini, Di Maio, Conte

Salvini, Di Maio, Conte

Nuccio Fava 11 aprile 2019

Confesso di essere un patito di Giannelli e mi scuso prima di tutto con l’illustre collega per il frequente utilizzo delle sue vignette. Spesso però sintetizzano più efficacemente di un editoriale una giornata politica e le imprese dei suoi protagonisti. Mi soffermo su quella di ieri che tratta il grande pastrocchio del Def. “Sottrazioni e somme”:  Di Maio-Salvini in doppia coppia separati da un segno meno danno come risultato uno , rappresentato dal presidente Conte.
Subito sotto torna la coppia Salvini e Di Maio questa volta separata da un segno più che produce come risultato il ministro Tria. Un bel gioco di numeri, quasi uno scherzo da settimana enigmistica, che rende evidente la confusione e la precarietà di tutta la manovra che il governo bicolore vorrebbe far passare come la risposta più efficace per i problemi del paese.
L’essenziale per i due battaglieri vice-presidenti è poter dire che restano in piedi reddito di cittadinanza e quota cento, con l’aggiunta della Flat tax, almeno iniziale che consentirà la prosecuzione della traballante maggioranza e dei rispettivi appelli propagandistici almeno sino alle elezioni di maggio.
Il paese intanto rotola verso il peggio ma quello che conta per leghisti e cinque stelle non è nemmeno il timore di perdere la faccia di fronte all’opinione pubblica ed agli stessi propri elettori, ma di sopravvivere e tirare a campare, secondo l’antica formula andreottiana che è meglio che morire. Organismi internazionali ed europei rinnovano intanto le preoccupazioni per la politica italiana e lo stesso Le Monde anticipa che questo Def appena approvato incontrerà inevitabilmente ostacoli e contrasti in sede europea.    Anche il presidente Trump se la prende con l’Italia e minaccia maggiori dazi anche nei confronti del pecorino sardo e del prosecco veneto. Ci sono certo tratti d’impazzimento nella situazione, caratterizzata anche da una irrisolta crisi per la Brexit, nonostante il deambulare della signora May tra Berlino e Parigi. Le elezioni europee appaiono sempre più una scadenza cruciale per tutti i soggetti in campo e per lo stesso partito democratico. La chiusura finalmente dell’esperienza Renzi, sempre più velleitaria e solitaria, dovrebbe offrire spazi di nuove proposte e di rinnovata iniziativa che potrebbero corrispondere alla nuova domanda politica che serpeggia nel paese. Specie su un tema quello europeo che in molti considerano nonostante i tanti errori e le insufficienze, l’orizzonte obbligato per una nostra prospettiva di crescita e di incidenza dell’Europa in un contesto geo politico così travagliato e difficile.
La crisi nel Mediterraneo si fa sempre più acuta non solo per la tragedia libica, ma perché tutta l’area medio orientale è attraversata da incertezze e tensioni. Il presidente Mattarella porta messaggi di pace e di dialogo con la sua visita in Libano, ma non si può ignorare la tragedia dei profughi siriani ed il numero incredibile di esseri umani che chiedono rifugio e condizioni minime di sopravvivenza. A non molta distanza nella stessa area di crisi destano preoccupazione le situazioni algerina e del Sudan dove, a parte ogni altra considerazione, le caste militari puntavano a tenere al potere ad ogni costo presidenti molto anziani e malati.
Un segnale ulteriore di quanto sia ovunque difficile ma  ancora più urgente la formazione e il ricambio di una nuova classe dirigente che sappia guidare le proprie comunità verso un rinnovamento autentico nel rispetto della dignità delle persone, contrastando i privilegi di casta e promuovendo solidarietà e giustizia.