I renziani guardano a Macron e protestano per l'apertura del Pd ai 'bersaniani"

Giachetti e Ascani accusano Zingaretti per la candidatura di due di MdP: "una ferita e un errore strategico anche per il futuro"

Roberto Giachetti

Roberto Giachetti

globalist 12 aprile 2019
Quale sarà il ruolo dei renziano nel Pd di Zingaretti? Quello di cercare di fare sotto un’ottica differente quello che già sta cercando di fare Calenda: trascinare il partito democratico sulle rive del liberismo, definire la precarietà modernità e considerare i sindacati rottami ottocenteschi guardando piuttosto al modello Marchionne, perché sono persone come lui a ‘dare lavoro’.
A quali condizioni, a quali salari, però non lo dicono. Né una parola sui compensi milionari dei manager, che nulla hanno a che vedere come quelli ai tempi di Valletta (amministratore delegato e presidente della Fiat) quando era norma che aveva portato il suo stipendio a 12 volte quello dei suoi operai ( e Adriano Olivetti si scandalizzò) mentre nel 2012 Sergio Marchionne, con i suoi 48,5 milioni, ha guadagnato circa 2.000 volte il salario medio dei dipendenti italiani.
Anche in vista delle europee i renziano continuano nella loro linea: liberismo, sbarramento a sinistra, guardare più a Macron che al socialismo europeo.
"Non abbiamo partecipato a trattative di spartizione, ma - da minoranza seria e leale - abbiamo dato un nostro contributo importante alle liste del Pd proponendo profili riformisti tra i quali Enrico Morando, presidente di Liberta Eguale e Caterina Avanza, giovane collaboratrice di Macron, bresciana responsabile delle politiche europee di En Marche. Dobbiamo però prendere atto che quanto temevamo si e' effettivamente avverato: chi è uscito sbattendo la porta, rientra dalla finestra".
Lo dichiarano Roberto Giachetti e Anna Ascani, di #Sempreavanti, a proposito della direzione del Partito democratico. "Chi ha combattuto il Partito Democratico - continuano - e i governi Renzi e Gentiloni, chi ha favorito la vittoria dei populisti trova spazio nelle liste del Pd. Le candidature di esponenti di MdP configurano una ferita e un errore strategico anche per il futuro: qual è il programma che condividiamo se sui grandi temi che discutiamo in Parlamento le nostre posizioni sono praticamente sempre differenti? Peraltro questo allargamento a MdP ha coperto ogni sforzo programmatico, si è parlato solo di questo nelle ultime settimane. Non di un'alleanza larga ma di un accordo stretto con Speranza. Abbiamo fatto spazio ai 'ritormisti' invece che puntate sui riformisti".