La sinistra e il coraggio di guardare in faccia i propri errori

D'Alema dice che non sappiamo parlare agli operai. Ma gli operai di oggi sono tutti precari, spesso extracomunitari, ostretti a lavorare in condizioni di autentica schiavitù e senza nessuna protezione

Manifestazione del 1 maggio- festa dei lavoratori

Manifestazione del 1 maggio- festa dei lavoratori

David Grieco 30 maggio 2019
Possiamo ricominciare a parlare di politica?
Proviamoci.
Partirei dalle dichiarazioni di Massimo D'Alema, come sempre esplicite e illuminanti. D'Alema dichiara: "Trovo surreale il dibattito sui moderati. I moderati votano già per il Pd".
È una dichiarazione sensatissima, giustissima, direi quasi lapalissiana. I moderati, come i liberali, in un paese eternamente ambiguo e conflittuale come il nostro, praticamente non esistono. Per mezzo secolo, il partito dei cosiddetti moderati è stata la Democrazia Cristiana. Da alcuni anni a questa parte, il partito dei cosiddetti moderati senza ombra di dubbio è il Partito Democratico. Direi che D'Alema ha perfettamente ragione.
Subito dopo, Massimo D'Alema dà voce a un'ulteriore dichiarazione altrettanto esplicita e illuminante. Dice D'Alema: "Il Pd non sa come si parla agli operai". Anche la Dc non sapeva parlare agli operai. È questa incomunicabilità che ha permesso al Pci di diventare il più forte Partito Comunista di quello che chiamavamo un tempo il "mondo occidentale".
Ma questa seconda dichiarazione di Massimo D'Alema a me pare molto importante perché contiene qualcos'altro.
Di quali operai parla D'Alema? L'impressione è che Massimo D'Alema stia parlando di quella che un tempo era la classe operaia, cioè la classe di riferimento della sinistra fin dagli albori del marxismo.
Ebbene, questa classe operaia di riferimento non esiste più da lungo tempo. Nella maggior parte dei casi, gli operai di un tempo sono stati sostituiti dalle macchine. Gli operai di oggi sono ben diversi. Sono tutti precari, sono spesso extracomunitari, vengono costretti a lavorare in condizioni di autentica schiavitù e senza nessuna protezione, tanto è vero che da alcuni anni a questa parte nei cantieri ogni giorno ci scappa il morto.
Caro D'Alema, consentimi di dirti che gli operai della classe operaia di oggi non sono proletari. Sono sottoproletari.
Sto parlando di quei sottoproletari che noi del Pci abbiamo sempre un po' schifato, perché vedevamo quanto erano ignoranti, infidi, disperati e opportunisti, "brutti, sporchi e cattivi", pronti a vendersi a chiunque, pronti a tradire chiunque.
L'unico comunista che seppe guardare questi sottoproletari con occhi diversi dai nostri fu il compagno Pier Paolo Pasolini, che al suo arrivo a Roma nel 1950 visse insieme a loro, se ne innamorò perdutamente e fu il solo a dar loro una voce nel romanzo "Ragazzi di vita" e nel film "Accattone".
Eppure, nonostante questo, poco prima di morire Pasolini si rese conto che questi suoi angeli sottoproletari erano nel frattempo diventati dei cinici e feroci criminali al servizio del migliore acquirente.
In un colpo solo, Pasolini ebbe il coraggio di gettare a terra tutti i suoi angeli, che teneva sui ripiani della sua libreria. Pochi giorni prima di andare a farsi ammazzare all'Idroscalo da questi sottoproletari criminali, Pasolini polemizzò violentemente con Italo Calvino che definiva il Delitto del Circeo un fattaccio di natura borghese. Pasolini disse, anzi gridò a Calvino che la sua tesi non aveva senso perché i sottoproletari erano diventati orrendi, perversi e crudeli almeno quanto gli stupratori assassini di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti nati e cresciuti ai Parioli.
Questa sensibilità, questa capacità di lettura della realtà in movimento ce l'aveva Pasolini e ce l'aveva anche Enrico Berlinguer. Ma per possedere queste qualità serve coraggio. L'onestà intellettuale richiede coraggio. Un coraggio bestiale. Perché il prezzo da pagare può essere il più alto possibile. Un prezzo che Pier Paolo Pasolini ed Enrico Berlinguer hanno dovuto ma hanno soprattutto voluto pagare.
Dopo di loro chi?
La grande domanda è questa.
Il distacco dalla realtà della sinistra italiana, e anche di tutta la sinistra in tutto il mondo, in questo momento è estremamente evidente. Gli uomini della sinistra di oggi non hanno coraggio. A dimostrato di non averne neanche l'amato e mitizzato Jeremy Corbin, che perde elezioni che poteva solo vincere perché non vuole scontentare nessuno dei suoi vecchi elettori, sia quelli che vorrebbero uscire dall'Europa, sia quelli che vorrebbero restarci.
Ho appena realizzato un documentario su uno straordinario compagno lucano che si chiamava Domenico Notarangelo, ha vissuto tutta la vita per gli altri, e l'ho definito un megalomane dell'altruismo. Nel film c'è un altro compagno, a lui molto legato. È un pittore di grande talento, che si chiama Nicola Filazzola.
A un certo punto, parlando di se' e di Domenico Notarangelo, Filazzola afferma: "Noi volevamo scrivere una grande storia collettiva. Questo era il senso dell'apporto di ognuno di noi. Noi non pensavamo di costruire delle storie personali... Questo è ciò che è accaduto. E questo è purtroppo il fallimento..."