La morte di Dio e il rosario di Salvini

All’attuale Ministro dell’Interno non rimane che un Cristianesimo politico-ideologico, ma sterile e senza alcuna speranza, se non quella terrena di tentare sedurre le coscienze disorientate dell’Italia post cristiana.

Salvini

Salvini

Antonio Rinaldis 23 luglio 2019

Nei primi anni del ‘900 Max Weber definiva il suo tempo come l’epoca del disincantamento del mondo, perché, grazie alla scienza ogni ipotesi di spiegazione non razionale del mondo e dell’uomo era stata accantonata, confinata in una fase primitiva della civiltà.


Sulla scia di questa convinzione che è divenuta dominante nel corso del XX secolo, e preso atto che le spiegazioni di tipo religioso non erano più compatibili con la nuova immagine della realtà, i credenti si sono divisi fra una teologia che preannunciava la morte di Dio, e una reazione di segno opposto, che ha rilanciato un’idea forte e integralista del divino, che si è concretizzata nei vari movimenti di ispirazione teocon, che dagli Stati Uniti si sono diffusi anche in Europa e in Italia all’alba del nuovo millennio. Per i teologi della morte di Dio l’idea di una presenza divina, capace di ordinare secondo il Bene ogni evento è impossibile, mentre la figura del Cristo si riduce alla stregua di un umanista che richiama all’impegno a favore del prossimo e della giustizia. In buona sostanza i teologi della morte di Dio accettano l’idea di una piena secolarizzazione della religione e concepiscono la fede come impegno a favore dell’uomo in vista del miglioramento della sua condizione terrena. Di tutt’altro orientamento è invece la posizione teocon che muove da una rinnovata saldatura fra la fede cristiana e i valori tradizionali della famiglia, della Vita intesa in senso biologico e della Patria. Nell’intento di opporsi alle tendenze relativiste del post moderno cresce e si diffonde un cristianesimo senza Dio, carico di significati etici e politici, in un cui la religione è nuovamente relegata al ruolo di instrumentum regni. In Europa questo cristianesimo ateo risponde ai bisogni identitari di una società secolarizzata e plurale, che teme, almeno in alcune sue componenti fobiche, l’inevitabile contaminazione con altre culture e altre civiltà, in particolare con l’Islam, ritenuto una minaccia e un pericolo contro il quale opporsi. 


In Italia il ruolo di guardiano dell’identità culturale ed etnica è stato assunto dal Ministro dell’Interno e da una serie di gruppi di ispirazione post fascista e neonazionalista, che utilizzano la religione cristiana come arma identitaria e alimentano il clima di insicurezza e di minaccia di fronte a fantasiose invasioni che risponderebbero a precisi disegni complottistici. Il Ministro Salvini occupa lo spazio politico di un cristianesimo ateo che si colora di sovranismo isterico e di xenofobia, mentre il Congresso Mondiale della famiglia che si è tenuto a Verona raccoglie le ansie etiche dei difensori dell’unione tradizionale fra uomo e donna, accresce la condanna della sessualità non ortodossa, e soprattutto ribadisce il legame mortifero Dio, Patria e Famiglia, che è stato causa di interminabili conflitti fra le stesse nazioni che si definivano cattoliche. La miscela esplosiva prodotta dall’incontro fra richiamo ai valori tradizionali premoderni e una politica che si fa carico di creare un rinnovato Stato etico è un pericolo reale che grava sulle democrazie liberali europee. Si ha l’impressione di essere al centro di un grande progetto di Restaurazione, lo stesso quadro, con le inevitabili differenze storiche, nel quale si era svolto il Congresso di Vienna nel 1815, sotto la guida di Metternich, che si era prefissato lo scopo di cancellare le idee della Rivoluzione francese; tuttavia a differenza del XIX secolo, il progetto di una rinnovata alleanza fra trono e altare incontra un ostacolo, che pare insormontabile, proprio nelle gerarchie cattoliche che sono indisponibili a lasciarsi trascinare in una deriva che rischierebbe di compromettere il tentativo di recuperare il senso evangelico della missione della Chiesa nel mondo contemporaneo. 


Le reazioni del mondo cattolico alle ultime esternazioni del Ministro Salvini che richiama la benedizione della Madonna per il suo partito, che agita minacciosamente il rosario come se fosse un’arma, sono piuttosto esplicite, e il Cardinale Parolin ha precisato che la politica divide, mentre Dio unisce, ed è di tutti. La maggioranza dei cattolici sa perfettamente che non può permettersi un’ennesima crociata che rischierebbe di avvalorare l’idea post moderna che ha liquidato la religione come luogo di scontro e di intolleranza. Il cattolicesimo di Papa Francesco vuole scardinare il binomio religione/violenza, che è stato uno dei motivi che hanno condotto alla scristianizzazione dell’Occidente. É proprio l’umanizzazione di Cristo l’argine più potente alla diffusione del messaggio teocon, di un Cristianesimo che ha attraversato la morte di Dio ed ha fatto della propria debolezza una forza sociale e spirituale. Il disegno teocon di Salvini e dell’ultradestra che unisce cattolicesimo reazionario, autoritarismo, chiusura dogmatica dei confini territoriali, drastica riduzione dei diritti civili, difesa dei valori tradizionali, contraddice la scelta ecumenica che contraddistingue il pontificato di papa Francesco, il quale in più occasioni ha ribadito la prioritàe del dialogo interconfessionale, che ha come obiettivo il rilancio della Religione, intesa come centro fondante dell’umano, depurata dai tratti violenti che ne hanno incrinato la credibilità, e unico argine di fronte della deriva individualistica e consumistica dell’Occidente. 


La crociata ideologica di Salvini e dei movimenti cattofascisti è anacronistica, perché è impossibile convincere società fortemente secolarizzate che Dio è dalla nostra parte, oppure sostenere che “Gesù mi ha detto”, come usava fare Padre Riccardo Lombardi, brillante oratore a sostegno della Dc nel 1948. Il fantasma comunista e quindi la minaccia di un’ideologia non soltanto anticristiana ma più radicalmente antireligiosa, è si è dissolto, e l’idea di una Chiesa che difende se stessa dal pericolo di una minaccia atea è divenuta inattuale. 


All’attuale Ministro dell’Interno non rimane che un Cristianesimo politico-ideologico, ma sterile e senza alcuna speranza, se non quella terrena di tentare sedurre le coscienze disorientate dell’Italia post cristiana.