Caro Veltroni c'è bisogno delle tue 'ali': il tuo stare fuori dalla mischia è sbagliato

La strada non la potevi indicare meglio, coniando un acronimo bellissimo come ALI. ALI come Ambiente, Lavoro, Istruzione. Ma non tirare il sasso per poi nascondere la mano

Walter Veltroni

Walter Veltroni

David Grieco 4 agosto 2019
Caro Walter,
in seguito alla tua intervista a Stefano Cappellini apparsa domenica scorsa su Repubblica, sento la necessità di tornare a scriverti dalle colonne di Globalist una lettera molto personale e molto aperta al tempo stesso.
Vado subito sul personale, senza nemmeno stare a ripetere quanto ti voglio bene, quanto ho sempre creduto nelle tue idee innovative, e quanto spesso sono rimasto deluso o incazzato dalla tua ormai radicata ritrosia.
In quest'intervista a Repubblica, tu hai voluto subito premettere di considerarti "esterno alla politica", ma sempre "appassionato alla mia parte".
Scusa Walter, mi spieghi cosa vorrebbe dire essere contemporaneamente esterni e appassionati, e per giunta a una non meglio identificata "parte"?
Possibile che tu non ti renda conto di come sembrino assemblate a casaccio tutte queste parole così accuratamente calcolate solo per affermare, per l'ennesima volta, che tu, Walter Veltroni, vuoi stare fuori dalla mischia?
Quando vedo i tuoi film, caro Walter, anche quando mi fanno girare le palle, non riesco a non commuovermi per la disarmante purezza del tuo tocco, che pizzica sempre le corde di emozioni profonde. Emozioni profonde che non si possono mai cancellare. Emozioni profonde come la prematura perdita del tuo padre adorato, mitizzato e smitizzato, che porterai per sempre dentro di te.
Tu, caro Walter, sai perfettamente che ciò che tutti, amici e nemici, prima o poi hanno finito per rimproverarti, è la tua ingenuità.
Io non sono mai riuscito a farlo. Io mi sono sempre incazzato e non smetterò mai di farlo. Come quando tu dici che "La sinistra vincerà solo se sfida il partito dell'odio", che sembra il titolo di un libro di Federico Moccia.
Tu sai bene caro Walter, che amici e nemici hanno riso spesso e volentieri alle tue spalle. Hanno coniato per te il termine buonismo, ti hanno mandato a quel paese e quel paese era sempre l'Africa dalla quale noi italiani proveniamo. Ti hanno dato del "coniglio bianconero" per la tua fede juventina e del "coniglio mannaro" per la tua immaginaria cattiveria, ti hanno fatto un culo, ma un culo tanto, tanto ieri quanto oggi, per la tua proverbiale ingenuità.
Ma è mai possibile che tu, caro Walter, non riesca a capire in modo politicamente corretto, politicamente maturo (cazzo, ora sembro Greta Thunberg e sono pure più vecchio di te...) che la tua ingenuità è proprio la tua forza?!
Del resto, l'ingenuità è l'unica, possibile prova di onestà di un qualunque cittadino che appartiene a un popolo sempre così diviso, sempre così opportunista, sempre così corrotto come il purtroppo indimostrabile Popolo Italiano.
"Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani", diceva Massimo d'Azeglio.
Chi è che lo ha sempre preso ferocemente alla lettera?
I fascisti.
E chi è che ha sempre cercato di aggiustare pazientemente i danni fatti dai fascisti?
I comunisti.
Ma per quanto tempo pensiamo di poter andare avanti così?
E quale sarebbe poi la tua "parte", Walter?
La tua parte non può che essere la mia parte, la nostra parte, la parte di tutti coloro che hanno a cuore la libertà, la democrazia, i diritti di tutti e i doveri di tutti.
E non "ma anche". Quella è. Quella sempre sarà.
Caro Walter, vuoi sapere un'altra cosa che non ti ho mai detto in modo così sfrontato e diretto?
Tu, caro Walter, sei stato e saresti ancora a mio avviso il miglior leader Liberale Vero dell'Italia del dopoguerra.
Non te ne sei mai accorto?
Davvero?
Eppure lo hai sempre detto proprio tu.
Come quando dicesti che non sei mai stato comunista.
Come quando dimostrasti di poter fare dell'Unita' il più bel quotidiano liberale italiano. Come quando attraversasti l'Italia in una campagna elettorale indimenticabile alla testa di un partito, il Partito Democratico, che tu avevi inventato scegliendo di rivolgerti a quel tanghero del tuo avversario (sempre il solito nano burino brianzolo) chiamandolo "il principale esponente dello schieramento avversario" come avrebbe fatto solo un esponente politico britannico.
Quel Partito Democratico tu lo hai portato in un sol balzo al 33% e poco dopo lo hai distrutto tu stesso perché intorno a te sentivi il rumore delle seghe dei compagni che tagliavano il ramo sul quale stavi seduto.
A quel tempo ti dissi, chissà se lo ricordi, che il segretario di un partito di massa secondo me non puoi mai stare seduto su nessun ramo. Ho sbagliato, Walter. Ma non perché tu avessi il sacrosanto diritto di stare seduto. Tu non puoi stare seduto. Tu sei Forrest Gump. Ti sarai sentito pure un po' stanchino, ma adesso è ora di alzarsi.
Quanto a me che adesso sto qui a processarti, io ho sbagliato molto peggio di te. E per fortuna non ho mai né avuto né voluto le responsabilità che hai avuto tu.
Io ho sbagliato perché ero prigioniero, come lo siamo stati tutti, della sindrome bipolare della Guerra Fredda, dei Due Gendarmi, dell'amore e dell'odio per gli americani, dell'amore e dell'odio per i sovietici.Penso che sia giunta l'ora di finirla con l'odio, ma anche con l'amore.
Ho sbagliato perché sono stato molto più immaturo di te e ho pensato sempre agli Amici e ai Nemici, ai Compagni e ai Camerati, mentre il Potere vero, il Sistema vero, vale a dire il potere e il sistema basati sul denaro e sul possesso degli individui, grazie alla stupidità dei fascisti e alla pazienza dei comunisti, hanno sempre fatto i loro porci comodi.
Ho sbagliato. Altroché se ho sbagliato. Ho sbagliato perché anche io ho sempre confuso Liberalismo con Liberismo, guardando sempre Silvio Berlusconi e dimenticando sempre Adriano Olivetti.
Questo me lo ha saputo spiegare pochi anni fa, meglio di chiunque altro, l'ultimo dei tanti padri della mia padri della mia esistenza così baciata dalla fortuna: il Presidente tunisino Beji Caied Essebsi, già braccio destra di Bourghiba, ultimo gigantesco statista del secolo scorso da poco scomparso alla veneranda età di 92 anni.
Con Essebsi si parlava di Andreotti, di Craxi e di Berlinguer (Essebsi era pronipote di un cacicco sardo, a dimostrazione del fatto che apparteniamo tutti allo stesso popolo) e lui, che mi salutava sempre chiamandomi "giovanotto", mi ripeteva come un mantra le 3 prerogative che si debbono essenzialmente possedere per fare politica.
Per fare politica, diceva Beji Caied Essebsi, bisogna essere: Disinteressati, Disinteressati e Disinteressati.
È finalmente venuto il tempo dei Liberali Veri, Walter. Sei proprio tu che lo dici in quest'intervista. E i Liberali Veri siamo noi, o sbaglio? Un segretario liberale come Nicola Zingaretti, quando mai lo abbiamo avuto?
Ripartiamo da qui, Walter. Perché tu la strada non la potevi indicare meglio, coniando un acronimo bellissimo come ALI. ALI come Ambiente, Lavoro, Istruzione. ALI per volare responsabili. ALI come Ali' dagli occhi azzurri.
Queste ali, caro Walter, si stanno aprendo, stanno per spiccare il volo, stanno per sorvolare l'Europa. Queste ali salveranno la Gran Bretagna e l'Europa intera perché forse finalmente i Liberali sconfiggeranno i Conservatori e i Laburisti prima di andare a sbattere tutti insieme contro il Muto del No Deal.
Caro Walter, ancora una volta tu riesci a trasmettere entusiasmo. Ma se per l'ennesima volta tiri il sasso e nascondi la mano, il sasso io te lo ritiro più forte di prima. Come quando ero ragazzino. E tu lo sai bene che non sono mai cresciuto.
Tuo
Dado