Conte statista? No: una controfigura nel peggior governo a guida Salvini

La sua uscita di scena a testa alta e con la reprimenda contro Capitan Nutella non possono far dimenticare 14 mesi di nefandezze che lui ha avallato da palazzo Chigi

Il gatto Di Maio e la volpe Salvini ingannano il burattino Conte: sui muri il fotogramma della pantomima italiana

Il gatto Di Maio e la volpe Salvini ingannano il burattino Conte: sui muri il fotogramma della pantomima italiana

globalist 21 agosto 2019

A Salvini ne ha detto di tutti i colori. Ma veramente di tutte. E soprattutto per questo ieri qualcuno ha cominciato a parlare di Giuseppe Conte come di uno statista risorsa dell’Italia.
Certo, per quello che valgono, nei sondaggi lui ha un indice di gradimento alto. Sicuramente chiunque capirebbe che quale capo politico del Movimento lui starebbe molti gradini più in alto di Di Maio.
In un movimento nato sul vaffanculo è poi arrivato questo professore sempre vestito in maniera elegante e formale che sembra piacere.
Ma l’apparenza non deve ingannare.
Conte ha dimostrato proprio ieri di non essere uno statista.
Il rinfaccio delle malefatte di Salvini nel giorno delle dimissioni non sono che l’altra faccia della sudditanza con la quale Conte ha guidato Palazzo Chigi senza fare il premier ma poco più che l’ufficiale di collegamento tra i due premier di fatto, ossia i suoi vice.
Mentre Conte era a palazzo Chigi che si è consumato il progressivo isolamento internazionale dell’Italia mentre i vari ministri si beavano (nel suo silenzio) a insultare la Ue, Moscovici, dare dell’ubriacone a Junker, creare crisi diplomatiche con la Francia che non avvenivano dai tempi di Mussolini, insultare l’Olanda, arrivare ai ferri corti con la Germania che anche recentemente ha avuto parole durissime verso le posizioni italiane sull’immigrazione.
Conte è lo stesso Conte del summit farsa sulla Libia e del vassallaggio a Trump. Le cui virtù venivano esaltate negli stessi giorni nei quali il miliardario xenofobo separava bambini dai genitori migranti creando traumi, sofferenze e dolore che non potranno mai essere cancellate.
Conte è lo stesso Conte che ha avallato quello che l’Associazione Nazionale Magistrati, ossia non una confraternita di amici al bar, ha definito il ‘legittimo omicidio’ ossia la legittima difesa in salsa far west. Lo stesso che, da giurista (il che è un’aggravante) ha avallato i due decreti sicurezza che calpestano molti principi costituzionali e che saranno destinati (man mano che qualcuno solleverà obiezioni) a essere smontati dalla Consulta a meno che il Parlamento non li cancelli.
Conte è lo stesso Conte che ha dato copertura a quella vergogna che è stata la vicenda della Diciotti e tutte le altre vergogne dei porti chiusi.
Conte è lo stesso che sulla Russia, Putin e il Russiagate fino all’ultimo ha mostrato le timidezze per non disturbare chi lo teneva a Palazzo Chigi e questo nonostante questa storia (da responsabile dei servizi segreti lo dovrebbe sapere benissimo) ha aspetti che riguardano la sicurezza nazionale e i nostri stessi rapporti con i paesi della Ue, come la stessa Merkel ha fatto notare.
In altri termini, stiamo parlando del peggiore governo della repubblica, che ha spostato l’Italia su posizioni reazionarie mai viste, con ministri che hanno usato il loro ruolo per spargere odio e insultare mezza Europa (e non solo la Lega) e che adesso vede un paese preso in crescita lasciato in recessione a dispetto del 2019 anno bellissimo come proprio prometteva Conte.
Sicuramente non possono essere imputate a Giuseppe Conte le nefandezze di questo governo, visto che lui è stata la controfigura di due vice imbarazzanti.
Ma definirlo uno statista no. Gli statisti sono stati ben altra cosa.



Giuseppe Conte, magari alla Commissione Europea, un contribuito potrebbe darlo. Nessuna Damnatio memoriae.
Ma non può essere lui il premier di un eventuale governo che deve manifestare una netta discontinuità con un esecutivo fallito e che ha combinato soprattutto disastri.