Di Giorgi: «Non seguo Renzi, lascia il Pd per essere l’ago della bilancia»

La deputata Dem era una renziana: «Sbaglia a descrivere il partito in forma caricaturale. Sul governo confido sul suo senso di responsabilità»

Rosa Maria Di Giorgi

Rosa Maria Di Giorgi

Desk 19 settembre 2019
Stefano Miliani
Deputata del Partito democratico, renziana di lungo corso quando magari non era tanto di moda seguire il politico di Rignano sull’Arno, Rosa Maria Di Giorgi dichiara a globalist di restare nel partito e di non seguire affatto l’ex sindaco di Firenze. La parlamentare conosce bene il politico toscano: fiorentina di origini siciliane, ricercatrice del Cnr, fu assessore all’educazione con Matteo Renzi sindaco di Firenze dopo essere già stata assessore alla cultura a Palazzo Vecchio. Tra i vari incarichi ricoperti, oggi è nella presidenza del gruppo alla Camera con Graziano Delrio mentre nella precedente legislatura aveva la vicepresidenza del Senato. Cultura e istruzione sono i suoi campi d’azione principali.

Di Giorgi, resta nel Pd o va nella nuova formazione Italia Viva?
Resto convintamente nel Pd e non ho mai nemmeno lontanamente pensato di lasciare il mio partito. Mi ero già schierata con Nicola Zingaretti per il Congresso, mentre i renziani si erano divisi tra le mozioni di Maurizio Martina e di Roberto Giachetti. La mia è stata quindi una scelta che risale a più di un anno fa, già ai tempi del Congresso regionale della Toscana.

L’ex segretario del Pd dichiara che con la sua mossa rafforza il governo. Dall’esterno è difficile comprendere come.
Renzi dice che sosterrà il governo in modo leale e che il suo movimento contribuirà a rafforzare l’Esecutivo perché punta a coinvolgere parlamentari provenienti dal Gruppo Misto e da Forza Italia che in questo momento sembrano a disagio di fronte alla debolezza del partito di Berlusconi. Pensa quindi di incrementare il nuovo gruppo rivolgendosi a quel mondo.

Nei confronti del Pd?
Quello che forse Renzi non dice, e che forse sta anche alla base della sua scelta, è che facendo un nuovo partito indubbiamente accrescerà il proprio ruolo all’interno della maggioranza. L’autonomia dal Pd e il nuovo gruppo parlamentare gli consentiranno di essere l’ago della bilancia negli equilibri di governo. Penso che voglia riacquisire una centralità che in questo momento nel Pd non aveva più.

Così non indebolisce il Partito democratico?
Credo che alla base di questa operazione ci sia un’idea sbagliata del Partito democratico che viene descritto in forma caricaturale, come se non ci fosse stata un’evoluzione - a partire dalla sinistra storica - che ha condotto alla nascita dell’attuale Pd. Renzi ne è stato il segretario è sa bene quale sia l’esperimento che da dieci anni ormai abbiamo messo in atto e quanta ricchezza di sensibilità e di esperienze politiche ci siano al nostro interno, dal cattolicesimo democratico, alla sinistra riformista e al mondo liberal democratico.
Io faccio parte dell’AreaDem di Franceschini: siamo moderati, cattolici, rappresentiamo l’ala riformista del nostro partito. Trovo quindi discutibile rinchiudere nel recinto dell’antica sinistra una comunità di persone che invece ha fatto un cammino molto complesso. Ritengo che questo esperimento abbia avuto successo, pur tra mille difficoltà, e il Partito democratico sia oggi il punto di riferimento per il centrosinistra del nostro Paese.
Penso quindi che al suo interno ci possa e ci debba essere spazio per tutti e che le diverse personalità possano confrontarsi in modo fecondo e con spirito costruttivo. Dispiace che questa opportunità non sia stata colta e che diversi parlamentari, con Renzi, abbiano deciso di interrompere il percorso iniziato insieme aderendo a questa nuova formazione.

Proprio Franceschini ha lanciato un monito purtroppo ben fondato: le divisioni del 1922 spianarono la strada a Mussolini.
Sono d’accordo con Franceschini. Voglio credere che Renzi sosterrà lealmente questo Governo che ha contribuito a creare. Se così non fosse il rischio della destra sovranista sarebbe nuovamente all’ordine del giorno, vanificando il grande sforzo di mediazione che nelle scorse settimane è stato messo in campo dal Pd e dal Movimento 5 Stelle.

Sui tempi e le ragioni della scissione?
Le scissioni sono sempre un trauma. Non credo e non ho mai creduto alle separazioni consensuali come in questi giorni si va dicendo. Il tempo forse ci aiuterà a capire quali siano state le motivazioni vere per questa scelta.

Renzi nella sua carriera politica spesso ha dichiarato alcune cose e poi ne ha fatte altre completamente diverse...
Io sono un’inguaribile ottimista e in genere ho fiducia nelle persone. Penso che il senso di responsabilità verso il Paese e la necessità di mantenere l’Italia all’interno dell’Europa e ben lontana dal “sovranismo salviniano” faranno sì che Renzi sia coerente con quanto sta dichiarando in queste ore.

Il sito di Rosa Maria Di Giorgi