Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, in un’intervista al Corriere della Sera ha parlato delle possibili alleanze in vista delle elezioni di settembre, aprendo anche a una clamorosa affiliazione verso sinistra.
“Vedremo. Se Meloni o Salvini o Berlusconi, o chi decide ora, ci convocherà rifletteremo. Penso che potremo essere molto utili se la stabilità della prossima coalizione di governo ballerà su 2-3 senatori”.
“I conti con il passato li abbiamo chiusi tutti anni fa. In democrazia chiunque prenda voti può essere presidente del Consiglio. Chi lo esclude è fascista lui”, afferma in merito all’eventualità che si voglia impedire a Giorgia Meloni, leader di Fdi, di diventare premier.
“L’Agenda Draghi è assolutamente condivisibile. Chi vuole buttare dalla finestra i soldi del Pnrr? O non ridurre il cuneo fiscale? Ma è Draghi stesso che non l’ha mai né sollecitata, né incentivata, né accarezzata. Da uomo serio è andato in Senato dicendo: “Al Paese serve questo, lo volete fare?”.
E gli hanno risposto “no”. È “difficile” essere contrari al documento di Calenda, assicura, ma “Landini e Speranza lo possono condividere? Io presiedo una regione con carenza di infrastrutture e chi non le vuole sono sempre esponenti del fronte progressista. Se faccio un buco in una galleria mi ritrovo 50 esposti al Tar scritti da avvocati candidati col Pd”.
E Renzi? “Al di là della rivalità, dei rancori personali, tra Renzi che ha fatto una politica riformista e Orlando e Provenzano, che sono dalla parte opposta, credo che ci sia una bella distanza. Il mio timore è che possano uscire alleanze di centrodestra o di centrosinistra che serviranno poco al Paese”. Teme che se passerà con il centrosinistra il centrodestra le possa togliere il sostegno in Regione Liguria?
“Sto qui a barcamenarmi in un casino che non ho fatto io, né condiviso: la caduta del governo. Spero non si vogliano far pagare ai liguri prezzi ulteriori rispetto a quelli che stanno già pagando gli italiani”.
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