Che strazio di Milan, Berlusconi lo venda

Dopo 29 anni alla guida della squadra rosso nera il presidente Berlusconi dovrebbe lasciare. Questo Milan è in agonia. [Xavier Jacobelli]

Desk2 19 gennaio 2015

di Xavier Jacobelli

Questa foto è stata scelta a proposito. Per ricordare a tutti, milanisti e non, che cosa fosse il Milan e che cosa sia oggi il Milan. Illustrissimo presidente Silvio Berlusconi: il 21 febbraio prossimo lei festeggerà 29 anni alla guida del club che, nel suo nome, è diventato una delle tre squadre più titolate al mondo in campo internazionale e durante la sua gestione ha inanellato in bacheca 28 titoli, fra nazionali e internazionali.
Ma, dall'estate 2012, quando fu raso al suolo l'organico che aveva consentito ad Allegri di vincere lo scudetto al primo tentativo, il Milan è in picchiata, tant'è vero che, per la prima volta dopo sedici anni, nella stagione in corso la squadra per 7 volte campione d'Europa è fuori dalle competizioni continentali. La sconfitta con l'Atalanta, la quarta in nove gare a San Siro, la seconda interna consecutiva in questo infelice inizio 2015 cui si aggiunge il sofferto pareggiodi Torino, segna uno spartiacque: o la società si decide a fare un mercato degno delle aspettative di milioni di tifosi, annichiliti da cotanto disastro o Berlusconi prenda in considerazione l'idea di vendere la società al miglior offerente. Basta con questo strazio.


La storia, il prestigio, la tradizione, la fama mondiale del Milan impongono di arrestare la deriva. Che, prima di tutto è una deriva di scelte strategiche errate, di mercati sballati, di giocatori sbagliati.
Punto 1) Dal dicembre 2013, il Milan società è un Diavolo a due teste e non si capisce chi comandi. Il dualismo fra Barbara Berlusconi e Adriano Galliani è deleterio e si capisce invece lontano un chilometro che si scontrano due filosofie agli antipodi in tutto e per tutto, come la guerra neanche sotterranea fra i duellanti conferma.


Punto 2) Nell'arco di dodici mesi, il Milan ha cambiato tre allenatori. E se è vero che, dopo 19 partite, Inzaghi conta 4 punti in più rispetto all'ultimo Allegri, è altrettanto vero che nel girone di ritorno dovrà farne almeno 35, cioè tanti quanti ne collezionò Seedorf (soltanto Conte e Garcia fecero meglio dell'olandese), di cui non sono mai state comunicate ufficilamente le ragioni del licenziamento che costa tuttora alle casse sociali circa 206 mila euro netti al mese. Salvo smentite che non sono mai arrivate.


Punto 3) Sciaguratamente scaricato Pirlo, questo MiIan non ha più avuto un uomo di qualità in mezzo al campo e tutti i tentativi di sostituire il fuoriclasse bresciano sono stati fallimentari. Con Pirlo in squadr,a la Juve ha vinto 3 scudetti e 2 Supercoppe di Lega consecutivi, è campione d'inverno 2014-2015, negli ottavi di Champions League e nei quarti di Coppa Italia.
Punto 4) Nel dicembre 2012, Berlusconi annunciò che in tre anni il Milan sarebbe ritornato al top puntando anche e soprattutto sui giovani, monitorando egli stesso 100 under 23. Non è stato così, purtroppo. De Sciglio, attualmente infortunato, è stato il primo e unico giocatore uscito dal vivaio che sia diventato titolare della prima squadra dopo Albertini, classe 1971. Cristante è stato venduto al Benfica l'estate scorsa, mentre a Milano è arrivato Van Gilnkel, in prestito secco dal Chelsea, che sinora, ha fatto più notizia per gli infortuni che per le partite giocate. Il resto è buio.


Punto 5) La politica dei parametri zero ingaggiati a peso d'oro, non ha portato da nessuna parte; Cerci e Suso non possono bastare per la sterzata.
Punto 6) Per prendere Cerci e sbolognare Torres (1 gol all'Empoli) all'Atletico, dove, appena arrivato, ha subito segnato due gol al Bernabeu, il Milan ha dovuto comprarlo dal Chelsea e girarlo agli spagnoli. Ufficialmente ignoto il costo di un'operazione, tecnicamente un fiasco che ha progressivamente causato anche l'emarginazione di Pazzini.


Punto 7) Il ritorno di Sacchi in società rischia di aumentare la confusione se lo stesso Inzaghi si è sentito in dovere di precisare: "Sacchi starà con i giovani, io decido di testa mia". Nessuno ne dubita. Ma Arrigo è una figura legittimamente molto ingombrante sullo scena rossonera: dicono che debba diventare l'alenatore degli allenatori del Milan, dai Pulcini 2006 di Andrea Biffi alla Primavera di Cristian Brocchi. Il problema è che, dopo l'Atalanta, adesso in discussione è il tecncio della prima squadra.

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